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Alitalia, ipotesi nazionalizzazione Summit dei commissari al Mise

L’agonia di Alitalia prosegue senza che il governo prenda decisioni. Ieri sera i tre commissari hanno incontrato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. I commissari hanno presentato le loro proposte, dopo che è scaduto da una settimana il termine per la presentazione dell’offerta di acquisto della compagnia. L’offerta non c’è stata perché Atlantia si è sfilata dal cosorzio guidato da Fs, con Delta e Mef. Un’ipotesi estrema è la liquidazione della compagnia, alla quale il governo è contrario. In alternativa, i commissari avrebbero prospettato la prosecuzione del mandato con il compito di ristrutturare la compagnia.

Curioso che non ci abbiano pensato prima, visto che hanno preso in carico Alitalia il 2 maggio 2017 quando perdeva 500 milioni di euro all’anno. Adesso è arrivata a perdere 600 milioni (è la previsione per il 2019).

Patuanelli ha in mente una nazionalizzazione, lo ha ripetuto ieri. «La nazionalizzazione di Alitalia può non essere un evento negativo. Il problema è: la politica sarà in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo manager trombati dalla politica?». Secondo il ministro il percorso potrebbe essere quello «di fare una struttura commissariale che abbia come obiettivo la ristrutturazione e poi la remissione sul mercato o la nazionalizzazione». Ma prima di tutto «bisogna agire fortemente sulla componente costo».

Alitalia ha finito la liquidità, i 900 milioni di euro che furono dati dal governo Gentiloni. Adesso il governo ha stanziato altri 400 milioni nel decreto legge fiscale, da erogare entro il 2019, per «consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali», che era previsto si completasse entro il 31 marzo 2020. Ma non essendoci stata l’offerta, questa finalità è caduta. Il governo intende modificare il decreto per consentire l’erogazione dei 400 milioni con una diversa «finalità».

L’altro versante critico è con l’Unione europea, che ha già aperto un’indagine sui 900 milioni per sospetto aiuto di Stato. La commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, in risposta a un’interrogazione di Carmen Avram, ieri ha spiegato che «la Commissione Ue è in contatto con le autorità italiane sull’ulteriore prestito di 400 milioni. Non può pregiudicare l’esito di questi contatti e la tempistica dei possibili prossimi passi. Gli Stati membri devono notificare alla Commissione misure che coinvolgono aiuti di Stato e astenersi dal metterle in pratica, finché la Commissione ha raggiunto una decisione finale (…)».

Il Mise sembra intenzionato a sostituire i commissari, nominandone uno solo con un direttore generale. Potrebbe essere costituita una Newco senza debiti nella quale potrebbe intervenire lo Stato. Il supercommissario e il d.g. avrebbero il compito di ridurre i costi, sperando di poter vendere in futuro la società.

Secondo fonti sindacali ieri al Mise ci sarebbe stato un incontro con il vertice di Lufthansa, ma non c’è la conferma ufficiale. Si è rifatto vivo German Efromovich. L’imprenditore sudamericano, attraverso Synergy Europe Sa, ha confermato la disponibilità a investire 800 milioni per rilevare Alitalia, «senza licenziamenti» dice.

Tra i sindacati c’è preoccupazione. «Il governo non può non dirci nulla. Ci sono in ballo migliaia di lavoratori. Il termine per l’offerta è scaduto il 21 novembre, il silenzio dura da sette giorni», ha detto l’Anpav. «C’è troppa indeterminazione e indecisione. Quello che registriamo, in assenza di comunicazioni ufficiali, sta irritando tutti», ha detto il segretario generale della Fit-Cisl, Salvatore Pellecchia. «Se lo Stato si occupa di Alitalia non lo vedo così scandaloso», ha affermato Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.

Gianni Dragoni

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