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Alitalia, ipotesi Montezemolo I sindacati: no agli esuberi

E’ stato il primo vero incontro «tecnico» sui 2.251 esuberi di Alitalia che deriverebbero dall’accordo con la compagnia emiratina Etihad. E non è andato bene. «Siamo Polo Nord e Polo Sud» ha spiegato con una metafora efficace Mauro Rossi, segretario della Filt-Cgil che con Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl ha incontrato l’azienda. 
Per oltre tre ore al tavolo della compagnia, rappresentata dal responsabile delle Relazioni industriali, Antonio Cuccuini, si è parlato di quegli esuberi strutturali, il cui licenziamento i sindacati definiscono unanimemente «inaccettabile», chiedendo di confrontarsi prima sul piano industriale. Il numero complessivo è stato confermato e spacchettato ufficialmente: 787 lavoratori in cassa integrazione a zero ore fino al 2015, 1.084 lavoratori di terra e 380 naviganti, di cui 122 piloti e 258 assistenti di volo. La fuoriuscita di questi lavoratori consentirebbe di arrivare all’organico di 11.470 che chiede Etihad. Confermata anche l’intenzione della compagnia araba di utilizzare criteri non codificati per individuare singolarmente la lista dei lavoratori da considerare in esubero. Così come l’azienda avrebbe ammesso lo schema della old company e della newco, tale per cui Etihad vorrebbe che a chiudere l’accordo sugli esuberi fosse Alitalia-Cai e che solo successivamente i lavoratori «salvati» fossero fatti transitare nella newco . Gli altri, i 2.251, rimarrebbero nella holding finanziaria, e per questo potrebbero essere licenziati per «giusta causa». In questo modo Etihad metterebbe la newco al riparo da qualsiasi contenzioso da parte dei lavoratori licenziati.
«Il confronto va avanti, noi non possiamo condividere il presupposto del piano, ovvero gli esuberi – dice Rossi -. Chi investe 560 milioni per lo sviluppo di Alitalia (Etihad, ndr ) non può aver bisogno di mettere per strada 2.251 persone: per farlo serve la complicità del sindacato e noi non siamo della partita». «Il confronto è delicato e necessita inevitabilmente di unità sindacale e della volontà comune da parte sia aziendale sia delle organizzazioni sindacali di ricercare con determinazione soluzioni che salvaguardino l’occupazione» ha detto per Fit-Cisl, Emiliano Fiorentino.
Ma quali sono queste soluzioni? Al momento nessuno, al tavolo, è in grado di individuarle e l’impressione è che debba essere il governo a entrare nella partita se davvero, come è stato ribadito oggi dall’ad di Atlantia, Giovanni Castellucci, azionista di Alitalia (7,44%), si deve chiudere la trattativa «entro luglio». Tra le richieste che il sindacato rivolgerebbe al governo, quella di poter usufruire di uno sconto sulla legge Fornero per un centinaio di lavoratori e la possibilità di utilizzare per gli altri cassa integrazione e non mobilità.
Ieri intanto è circolata con insistenza la voce di un arrivo di Luca di Montezemolo alla presidenza della compagnia, ma fonti vicine al presidente della Ferrari hanno spiegato che «il tema oggi non è sul tavolo e non può essere sul tavolo perché la trattativa con Etihad è ancora aperta, non è questo il momento in cui si attribuiscono dei ruoli». Anche la voce di una lettera inviata da Alitalia a Etihad ieri è stata smentita: l’unica comunicazione spedita riguarda il via libera del cda all’operazione e risale perciò a venerdì scorso.

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