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Alitalia, intesa con l’Ue La nuova compagnia parte a fine agosto

L’Alitalia non c’è più. O almeno quella vecchia è finita in soffitta. Nel giro di un paio di mesi arriverà quella nuova. Con lo stesso nome, ma molto più piccola. Una sessantina di aerei, la metà dei dipendenti e quindi con circa 5 mila esuberi, e con meno rotte. Il passo formale, come anticipato, è infatti arrivato ieri. Con l’incontro a Bruxelles tra la commissaria alla Concorrenza Vestager, il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e quello dell’Economia Franco (videocollegato).
La Commissione ha dunque dato il via libera al nuovo piano. La condizione era una sola ma gigantesca: rendere visibile la discontinuità economica della nuova società. Ossia serviva un taglio netto con il passato. Ma non solo per una questione “estetica”. A Bruxelles è aperta da tempo la procedura per valutare se 1,3 miliardi di euro ricevuti negli ultimi anni da Alitalia siano o no aiuti di Stato. E quindi illegali. Il giudizio, seppure ancora non depositato, è noto: sì, lo sono. Quindi la nascente Ita, per evitare di essere subito caricata e schiacciata da quell’enorme debito, avrebbe dovuto palesare una differenza netta.
E così gli uffici della Vestager, al termine dell’incontro, hanno ufficializzato il disco verde: «La Commissione Ue e le autorità italiane hanno raggiunto un’intesa comune sui parametri chiave per garantire la discontinuità economica tra Ita e Alitalia. I contatti continueranno ora a pieno ritmo a livello tecnico. La Commissione sostiene gli sforzi dell’Italia per preparare quanto prima il lancio di Ita come nuovo e vitale attore di mercato in linea con le norme Ue». Soddisfatto anche il titolare dello Sviluppo economico: «Abbiamo fatto dei passi in avanti. Sicuramente oggi è una tappa importante verso la soluzione del problema». Secondo Franco, «l’obiettivo è restituire al Paese un vettore nazionale di trasporto aereo capace di assicurare collegamenti interni e al di fuori dei confini nazionali, di garantire lo sviluppo dell’operatività e dell’occupazione operando a condizioni di redditività tali da generare un ritorno economico per l’azionista pubblico ».
Ma, appunto, comunque, si va verso un ridimensionamento. L’intesa infatti non prevede solo meno rotte e meno aerei. Ma anche meno dipendenti. Il che farà presto infuriare i sindacati. L’unico punto su cui il governo l’ha spuntata concretamente è stata la possibilità di tenere il marchio. Il nome Alitalia, del resto, è ancora attrattivo. E comunque costituisce una base di negoziato anche per raggiungere un’intesa con un partner commerciale. Che al momento è stato individuato nella americana Delta o nella tedesca Lufthansa. Un passaggio fondamentale per dare solidità finanziaria al piano e anche per dimostrare alla Comissione che si tratta di una operazione di mercato e non solo statale.
La newco Ita quindi potrà partecipare ai bandi sul brand ma anche sull’handling (ossia i servizi a terra) e sulla manutenzione. Ma soltanto su uno di questi settori potrà – se ci riuscirà – avere il controllo di maggioranza. E comunque tutto si svolgerà secondo bandi pubblici. Aperti e effettivamente concorrenziali. Nell’intesa con la Commissione sono previsti anche dei finanziamenti da spalmare sui prossimi tre anni: 1.350 milioni di cui 700 già quest’anno. Sempre nel solco della «discontinuità », la nuova Alitalia perderà formalmente la base di clienti costruita con la fidelizzazione Millemiglia. Cosa vuol dire? Che tutti quelli che hannno accumulato miglia, quando il nuovo vettore sarà operativo le perderanno. A meno che la proprietà futura non riesca a trovare un meccanismo “gratuito” che ristabilisca il precedente rapporto.
Quanto ai tempi, tutto sarà accelerato nelle prossime settimane. Tocca all’Italia formulare una tabella di marcia, anche se lo stesso Giorgetti ha chiarito esplicitamente che l’obiettivo è arrivare con la piena operatività entro il prossimo agosto. Naturalmente Bruxelles continuerà a svolgere le sue valutazioni. Anche perchè resta il nodo della procedura per i 1.300 milioni di aiuti di Stato (su cui pesa anche la variabile degli ultimi 100 milioni). L’idea è di depositare il giudizio – proprio per venire incontro alle esigenze italiane – non appena il pacchetto sarà chiuso.
A quel punto l’Alitalia del XXI secolo sarà pronta al decollo. Sempre che tutto non si blocchi con la protesta dei sindacati e anche del Parlamento. Tra i partiti, anche quelli di maggioranza, infatti, non tutti stanno apprezzando la soluzione scelta. L’ex ministro dell’Economia Gualtieri ha dato il suo parere favorevole ma il sentimento comune non è lo stesso. Anche se, ormai, per l’esecutivo Draghi questo dossier stava diventando troppo esplosivo. Ogni giorno il bilancio peggiorava e la situazione si incancreniva. Basti pensare che ormai l’attuale Alitalia perde un milione al giorno.
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