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Alitalia, in arrivo la risposta di Etihad

È attesa per i prossimi giorni, forse giovedì, la risposta di Etihad Airways alla lettera Alitalia sulle condizioni per la ripresa della trattativa con la compagnia di Abu Dhabi.
A Roma c’è fiducia in una risposta positiva. Nella sua controproposta Alitalia, dopo la riunione del 12 maggio a Palazzo Chigi con il governo, ha detto sì a molte delle condizioni di Etihad, salvo la questione dei debiti: gli arabi chiedono che vengano cancellati per 565 milioni, mentre le banche sono disponibili a una ristrutturazione che prevede la rinuncia a un terzo dell’esposizione e alla conversione in capitale di due terzi.
Stando a indiscrezioni, l’a.d. James Hogan e i suoi consulenti (tra cui la banca JP Morgan, che ha ingaggiato l’ex ministro dell’Economia, Vittorio Grilli) avrebbero richiesto chiarimenti all’a.d. di Alitalia, Gabriele Del Torchio. Prima di inviare nuove carte la compagnia degli Emirati Arabi Uniti dovrebbe riunire il consiglio di amministrazione. Se gli emiri giudicheranno sodidsfacenti le risposte di Alitalia, potrebbero sbloccare la lettera d’intenti che a Roma era attesa già a fine marzo. Questo documento spianerebbe la strada alla trattativa finale che dovrebbe portare all’ingresso di Etihad con il 40% in Alitalia. Probabilmente si costituirebbe una nuova società, per lasciare le pendenze legali nell’attuale Alitalia-Cai.
Gli arabi stanno cuocendo Alitalia a fuoco lento. L’hanno attirata in una trattativa negli ultimi mesi del 2013, mentre a Roma cresceva l’opposizione al partner Air France-Klm, che chiedeva la verifica approfondita (due diligence) sui conti prima di aderire alla ricapitalizzazione e sosteneva che il debito finanziario di Alitalia è insostenibile. Ai francesi è stato detto di no e per questo Parigi non ha partecipato alla ricapitalizzazione, nella quale è invece intervenuto lo Stato (con Poste) per 75 milioni. Ma a mano a mano che si approfondiva la pratica, le condizioni finanziarie imposte dalla compagnia emiratina si sono fatte più pesanti di quelle di Air France-Klm. I soci italiani, i Capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno, sono comunque propensi a dire di sì. Nel frattempo all’orizzonte non si vedono altre compagnie disposte a investire, mentre le condizioni di Alitalia si sono aggravate.
L’altro punto dolente sono gli esuberi. Etihad avrebbe chiesto che almeno 2.600 lavoratori lascino Alitalia, qualche voce ipotizza 3mila. Questo punto viene tenuto sotto silenzio, anche dal governo e da tutti i politici, probabilmente perché ci sono le elezioni a breve. Sugli esuberi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha detto: «Dovremo occuparcene in questi giorni».
Il sottosegretario Graziano Delrio domenica ha detto a Skytg24 sulla trattativa con Etihad: «Credo che le condizioni per siglare un preaccordo» entro giugno «ci siano». «L’alternativa a trovare un partner forte e rilanciare la compagnia – secondo Delrio – è quella di perdere più di 10mila posti di lavoro. Credo che ci potrà essere un passaggio difficile dal punto di vista occupazionale ma credo che la responsabilità con cui tutti viviamo queste vicende, e cioè abbiamo bisogno di piccoli sacrifici altrimenti perdiamo tutto, ci sarà». Era più o meno quello che dicevano il governo Berlusconi, l’ex a.d. di Intesa Sanpaolo Corrado Passera e i Capitani coraggiosi nel 2008 quando nacque la Cai di Colaninno e soci.

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