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Alitalia, i soci liberi di vendere

Liberi tutti i patrioti. Liberi di vendere le azioni di Alitalia-Cai a chiunque, per esempio anche a Etihad, a Lufthansa o altra compagnia anche concorrente di Air France-Klm. A mezzanotte è scaduto l’ultimo vincolo al trasferimento («lock up») delle quote azionarie fissato nello statuto della società a fine 2008.
Questa libertà si scontra però con il fatto che compratori non se ne vedono, per ora. Del resto, con il valore della compagnia ridotto a 50 milioni di euro, secondo la delibera degli azionisti, un patrimonio netto consolidato negativo per 93 milioni al 30 giugno e debiti lordi superiori a 2,5 miliardi, le azioni che compongono il capitale di Alitalia non appaiono attraenti. Acquistarle significherebbe comprare debiti e buchi di bilancio.
Nell’aumento di capitale in corso per 300 milioni sono più i soci che vogliono disimpegnarsi che quelli intenzionati ad aprire il portafoglio. Il premier Enrico Letta, dopo aver interpellato quattro società pubbliche per il salvataggio dei Capitani coraggiosi dell’Alitalia e delle banche creditrici, Cdp, Sace, Fs, Fintecna, alla fine ha riscontrato la «volontà di Poste» (così Palazzo Chigi il 10 ottobre) «a partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale» con 75 milioni.
Il dossier sul salvataggio è all’esame di Bruxelles. Il portavoce di Joaquin Almunia, commissario alla Concorrenza, ha detto ieri all’Ansa che la Commissione Ue ha «ricevuto una risposta da parte delle autorità italiane alla richiesta d’informazioni». Alitalia ha annunciato nuovi voli diretti Milano Linate-Vienna, 11 frequenze settimanali.
Da oggi nelle incertezze della partita Alitalia c’è una variabile in più. E chi tra i soci ha cercato di accreditare la tesi, anche per smuovere Air France dalla sua posizione sdegnosa, che ci sarebbero vettori interessati ad Alitalia in Medio Oriente, in Russia o in Asia, adesso ha la possibilità di dimostrarlo. Questo vale anche per chi, nel governo, ritiene facilmente aggirabile la presenza di Air France. Lo spirare del «lock up» scoprirà i giochi e farà emergere se qualcuno, facendo appello a ipotetici «nuovi partner», stava e sta bluffando o se invece ha carte buone da giocare.
Già dal 13 gennaio scorso c’era la possibilità di vendere le azioni a soggetti estranei agli azionisti, ma il trasferimento doveva essere approvato dal consiglio di amministrazione. E, secondo lo statuto, l’approvazione sarebbe stata «negata solamente nel caso in cui il potenziale acquirente svolga (…) attività in concorrenza con la società». Una norma che dava a Air France una posizione di forza. Il cda adesso «può negare» il trasferimento a soggetti «che non siano parte di un accordo di collaborazione (…) qualora dovesse ritener che tale trasferimento possa incidere negativamente sui rapporti di licenza di vettore aereo». Resta il diritto di prelazione di ogni socio su quote eventualmente in vendita.
L’a.d. di Unicredit, Federico Ghizzoni, è intervenuto sulla «disponibilità» dell’istituto «a entrare come socio» in Alitalia di cui ha parlato il ministro Maurizio Lupi. «I termini dell’intervento di Unicredit e Intesa Sanpaolo sono noti: abbiamo dato disponibilità a garantire l’aumento di capitale fino a 100 milioni. Questo poi vedremo se si tradurrà in una partecipazione azionaria o meno. Ci potremmo trovare come soci – ha detto Ghizzoni – nel caso i 100 milioni non venissero interamente sottoscritti».

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