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Alitalia, i soci frenano su Air France

Fermi tutti. Su Alitalia governo e management rallentano il cammino dell’integrazione con Air France-Klm. Ieri, alla vigilia del consiglio di amministrazione che esaminerà la semestrale e probabilmente delibererà un aumento di capitale da 100 milioni e mentre il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi incontrerà a Parigi il suo omologo, i segnali di una frenata in pista si sono moltiplicati.
Il primo a suggerire che su Alitalia niente è deciso era stato martedì il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato (Pd). Ieri è sceso in campo il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina (Pd) per confermare che «il governo vuole capire bene, perché non si deve svendere Alitalia», dunque «vanno costruite le condizioni per una soluzione con una partnership che non necessariamente deve essere Air France, ma una partnership che possa valorizzare le attività in Italia».
Che è accaduto nel frattempo? Che il management della compagnia ha incontrato Zanonato, ma gli abboccamenti sono anche precedenti, chiedendo la collaborazione del governo per agevolare la ricerca delle risorse necessarie (circa 400 milioni) per consentire a Alitalia di scavallare l’anno, implementare il nuovo piano e scegliere un partner senza il pressing cui è sottoposta ora a causa dei conti in «rosso».
Che sia un bluff o una manovra scaltra, è presto per dirlo. Il presidente Roberto Colaninno in primis non vuole gettare ancora la spugna, attorno a lui ci sono altri azionisti, alcuni di rilievo. Ad esempio ieri è scesa in campo Adr, Aeroporti di Roma (il cui maggiore azionista è anche socio di Alitalia all’8,8%) per esprimere «la forte preoccupazione per la situazione economica, finanziaria e societaria di Alitalia», che potrebbe determinare «un pregiudizio del ruolo di hub carrier» e «la conseguente riconsiderazione del progetto di sviluppo» di Fiumicino. In poche parole Adr si preoccupa che l’acquisizione di Alitalia da parte dei francesi si traduca in un abbandono dello scalo di Fiumicino come hub e in un depauperamento dello stesso. Ce n’è per tentare una strada diversa.
Da parte sua Air France-Klm, secondo la stampa francese, potrebbe decidere «molto rapidamente» su un aumento della propria quota in Alitalia se verrà raggiunto presto un accordo con le banche creditrici di Cai sul debito pregresso e su una nuova linea di credito di 300 milioni di euro. E con le banche in effetti si sta parlando: Intesa Sanpaolo, tra i primi azionisti di Alitalia, sarebbe disponibile, ma il primo creditore è Unicredit. Se le banche ci stessero, e gli azionisti fossero disponibili a intervenire con un aumento di un centinaio di milioni (i piccoli sembrano indisponibili), prendere tempo sarebbe possibile. Air France-Klm perderà a ottobre il diritto di porre il veto a eventuali offerte esterne alla compagine azionaria, e Alitalia teoricamente diventerà più contendibile. O ancora più debole. Questa è la scommessa.
Intanto si complica il giallo degli aerei di Carlo Toto «girati» a Alitalia di cui Air France-Klm chiederebbe una rinegoziazione. Secondo indiscrezioni, 30 nuovi aerei sarebbero già stati ceduti nel 2008 per un valore di 670 milioni di euro a garanzia di un debito bancario di 500 milioni per il finanziamento degli stessi, oggi ridottosi a 330 milioni. Oltre a quelli in proprietà, la nuova Alitalia ha già ricevuto 14 Airbus in leasing da ApFLeet del gruppo Toto per i quali paga un canone di 60 milioni annui, rinegoziabile fino al 10%, ma solo nel 2015.

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