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Alitalia, i piloti si schierano con Etihad

L’accordo con Etihad offre «una grande prospettiva di sviluppo, dall’altra parte c’é il baratro»: il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, lancia un monito ai sindacati nella convinzione che i tempi della trattativa sui 2.251 esuberi Alitalia siano strettissimi: «bisogna assolutamente trovare un accordo entro la fine della settimana».
La dead line fissata dal ministro, ieri al tavolo convocato per trattare ad oltranza con sindacati e azienda, coincide con l’arrivo in Italia del Ceo di Etihad, James Hogan: «per quella data ci deve essere una risposta, altrimenti ognuno si assumerà le proprie responsabilità». In serata si è svolto un altro incontro al tavolo per verificare le opportunità di ricollocamento del personale in esubero – se le manutenzioni che oggi si fanno in Israele fossero trasferite in Italia in 200-250 potrebbero essere impiegati – o di utilizzo degli ammortizzatori sociali, con il ricorso al Fondo nazionale per il trasporto aereo. La quota più grande di esuberi è tra il personale di terra (1.682) seguono assistenti di volo (420) e piloti (149), ma per quest’ultimi sarà più facile ricollocarsi visto che Etihad ne sta cercando 500 per la base di Abu Dhabi.Sono previsti 48 milioni di risparmi dal costo del lavoro, sui complessivi 128 milioni di risparmi del piano Del Torchio. Un segnale arriva dalle associazioni di piloti ed assistenti di volo che in una lettera aperta inviata ad Hogan si dicono disposti immediatamente ad un blocco di tre anni di tutte le dinamiche contrattuali, e per lo stesso periodo alla pace sociale con la rinuncia ad azioni di rivendicazione. «È una offerta sontuosa, considerando che i contratti stipulati sono scaduti da tempo e che i dipendenti non avrebbero incrementi salariali per un totale di ben dieci anni» scrivono Anpac, Anpav e Avia che hanno confermato la revoca dello sciopero del 20 luglio (Usb invece lo conferma, auspicando che la trattativa porti alla revoca).
Nel piano industriale della nuova Alitalia che è stato illustrato ieri nel dettaglio ai sindacati, uno degli elementi portanti è l’aumento dei voli intercontinentali: per il lungo raggio si passerà dagli attuali 22 a 34 aerei con la proiezione al 2023, di questi 12 aerei in più 7 verranno acquistati nell’arco di piano 2015-2018. I collegamenti internazionali dovranno superare quelli domestici, per riposizionare Alitalia come competitor di grandi vettori – in primis Lufthansa – nella battaglia per i cieli asiatici, sfruttando il brand del made in Italy, per acquisire lo status di compagnia a 5 stelle alla fine dell’arco di piano (oggi Alitalia con 3 stelle, è superata da Air France che ne ha 4). Come è noto Etihad Airways verserà 560 milioni, di questi 400 milioni serviranno per la ricapitazzazione e l’acquisto del 49% del capitale. Ieri si è entrati nel dettaglio dei 692 milioni di investimenti che serviranno a far decollare la nuova Alitalia: 198 milioni saranno spesi nel 2015, 167 milioni nel 2016, 160 milioni nel 2017 e 167 milioni nel 2018. Sul versante dei conti si punta all’utile di 46 milioni nel 2017, considerando che per il 2013 le perdite si attestano a circa 560 milioni, secondo il bilancio approvato dal Cda che il 25 luglio sarà all’esame dell’Assemblea. «La soluzione che prevede l’assorbimento degli esuberi – afferma Fabrizio Solari (Cgil) – deve vedere l’impegno di tutti: non basterà solo l’azienda, ci vuole un intervento fattivo del governo». Anche per i numeri uno di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti la priorità è «salvare tutti i lavoratori».

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