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Alitalia, governo valuta un piano anti-crisi ma prima tagli ai costi

Il governo ci sta pensando da diverse settimane. Il salvataggio di Alitalia è una priorità anche se le strade percorribili sono soltanto due, entrambe dissestate.
Il ritorno dello Stato nella compagnia, attraverso aziende del Tesoro, non è una boutade ma una preoccupazione seria che l’esecutivo sta valutando proprio in queste ore. Le ipotesi includono Ferrovie dello Stato in attesa della quotazione – e Cdp che però può investire solo in aziende sane e in attivo. In entrambi i casi, è bene sottolineare, ci sono degli ostacoli molto alti da superare. Ma queste sono opzioni ben chiare agli occhi del governo che esce in queste ore dalla lotteria del referendum.
Intanto fonti vicine ad Alitalia dicono «di non sapere nulla di queste ipotesi». Bocche cucite pure in Ferrovie, dove c’è l’incognita della privatizzazione – prevista nel 2017 ma realizzabile solo nel 2018 – che potrebbe mettere a rischio un’eventuale ingresso o collaborazione con la ex compagnia di bandiera.
La quotazione di Fs ha infatti tempi più lunghi del previsto e l’opzione Alitalia resta aperta soprattutto nella prospettiva di Palazzo Chigi che non può permettersi una nuova crisi, scioperi e blocchi stradali o degli aeroporti tra Natale e l’anno nuovo. La situazione dei conti non concede né di rimandare le scelte al 2017, né di affrontare una lunga vertenza con il personale.
In queste ore però le alternative al ritorno dello Stato-padrone sono solamente due. La prima prevede l’addio al matrimonio con Air France-Klm e il passaggio progressivo sotto l’ala di Lufthansa e dell’alleanza Star Alliance. Una scelta che metterebbe alle spalle l’esperienza Sky Team, dove regnano la statunitense Delta Airlines e la compagnia franco-olandese.
La seconda ipotesi è quella più ruvida, quella che oggi non piace ai soci italiani e prevede un intervento profondo sui dipendenti con esuberi, risparmi sugli stipendi di piloti e assistenti di volo ed esternalizzazioni, ovvero la cessione di personale di terra, soprattutto impiegati, ad altre società.
Questa parte del piano di “rilancio” ha bisogno di una riduzione sostanziale degli stipendi e delle voci che oggi li appesantiscono. I piloti, e in particolare il meccanismo degli straordinari e dei passaggi di carriera da ufficiale a comandante che gonfiano gli stipendi, sono nel mirino di Cramer Ball, l’amministratore delegato australiano chiamato dal numero uno di Etihad James Hogan a risanare Alitalia.
L’idea è di congelarne gli effetti anche al costo di bloccare le carriere di piloti con 20 anni da “secondo” in cabina. Nella nuova Alitalia ci saranno quindi due anime: una votata al medio e lungo raggio, come da tradizione e un’altra, Cityliner, più aggressiva sui prezzi e dotata di contratti di lavoro “leggeri”.
Il menu prevede inoltre che restino a terra una quindicina di aerei mentre gli impiegati della compagnia pagherebbero il prezzo più alto: almeno 300 gli esuberi verso la cassa integrazione e 1.100 il numero di dipendenti che verranno “ceduti” ad altre società esterne ad Alitalia.

Lucio Cillis

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