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Alitalia, il governo fa ripartire la trattativa ma lo sciopero resta

Il Governo si schiera a fianco dei sindacati nella partita per Alitalia, convince i vertici della società a riaprire il tavolo sul contratto di lavoro ma non riesce a scongiurare lo sciopero di domani dei dipendenti della compagnia. I primi segni di disgelo (ancora molto parziale) sono arrivati ieri dopo l’incontro al ministero dello sviluppo economico tra l’ad, Cramer Ball, e Carlo Calenda. Nel corso del summit il numero uno dell’aerolinea tricolore «ha ribadito l’intenzione di trovare un’intesa con le organizzazioni sindacali sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro », scaduto lo scorso 31 dicembre. Rinunciando, così almeno parrebbe, a imporre dal primo marzo – in mancanza di un accordo – un nuovo regolamento aziendale che congela gli scatti di anzianità e diverse altre voci della remunerazione.
Alitalia – spiega una nota della società – «ha già rinnovato l’invito ai sindacati» per riprendere il confronto, per stabilire innanzitutto le tappe urgenti e necessarie per agevolare. L’apertura del tavolo non è ovviamente sinonimo della possibilità di arrivare a un’intesa in tempi rapidi e a gettare acqua sul fuoco ci ha pensato la stessa società ricordando «la necessità di rinnovare il proprio modello di business, aumentando i ricavi e riducendo i costi, per rendere Alitalia competitiva ed economicamente sostenibile sul mercato». Già oggi Assaereo, la “Confindustria” dei cieli, ha convocato le parti per aprire le discussioni. Calenda si è detto «soddisfatto » per la rapidità con cui si è riaperto il tavolo, sollecitando tutti i partecipanti a individuare rapidamente una soluzione in grado di scongiurare ogni possibile tensione in attesa dell’imminente avvio del confronto sul piano industriale di Alitalia ».
La timida schiarita non è bastata però a convincere i rappresentanti dei lavoratori a disdire lo sciopero previsto per domani. I sindacati – come il governo – sono del resto ancora in attesa delle linee guida del rilancio promesse da Alitalia quattro mesi fa e in arrivo (forse) solo a inizio di marzo.
La compagnia intanto era ancora al lavoro nella serata di ieri per provare a ridurre al minimo i disagi legati all’agitazione dei dipendenti di domani. Uno sciopero che ha costretto l’aerolinea «a cancellare circa il 60% dei voli». La società ha inviato oltre 9.000 fra mail e sms, ha contattato telefonicamente oltre 4.500 viaggiatori e ha rafforzato il numero degli addetti al call center del 40%. «Il piano – ha garantito Alitalia – ha già permesso di riproteggere oltre il 90% dei passeggeri coinvolti, di cui oltre la metà volerà nella stessa giornata del 23 febbraio».
Non tutto il male però viene per nuocere. I costi di Alitalia, oggi come oggi, sono di gran lunga superiori ai ricavi. Gli aerei a terra così per assurdo (al netto del danno d’immagine) saranno un risparmio per la compagnia che non dovrà pagare né il carburante né lo stipendio dei dipendenti.

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