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Alitalia, il governo rinvia soluzione dopo le europee in cassa restano 500 milioni

Rinvio a dopo le elezioni europee, con trattativa aperta per almeno un altro mese, e restituzione del prestito ponte spostata a giugno. Il governo tira a campare e cerca di allungare i tempi di una soluzione per Alitalia mentre Fs e Delta provano a limare un accordo sostenibile per tutti.
Ma i segnali che arrivano ( anche) dalla cronaca non sono proprio incoraggianti: non sarà un segno del destino ma un incendio scoppiato nella serata di lunedì scorso ha semidistrutto il vecchio e inutilizzato Centro direzionale della compagnia alla Magliana a Roma, mandando in fumo decenni di ricordi di una Alitalia d’antan.
La storia della linea aerea insegna che le soluzioni per allontanarla dal baratro non sono quasi mai semplici né a portata di mano. E così nonostante le rassicurazioni dei commissari e del governo che posticipa la restituzione del prestito ponte e i tempi di vendita, i sindacati temono il peggio per il futuro degli 11 mila posti di lavoro e restano sul piede di guerra. E ne hanno buonissimi motivi: perché l’esecutivo Conte naviga a vista sul dossier e i pochi passi avanti nella trattativa parallela con Delta- Air France da una parte e quella sempre più in salita con Lufthansa, non sembrano andare nel verso giusto: Delta ha promesso un rilancio di Alitalia sulle rotte del Nord America, di concerto coi francesi, ma secondo fonti vicine al dossier la compagnia di Fiumicino perde soldi su metà dei collegamenti di lungo raggio che quindi andranno rivisti e riposizionati tagliando la flotta. Lufthansa, invece, vorrebbe il pieno controllo di Alitalia ma viste le resistenze, in alternativa ad un ingresso immediato col 51%, sarebbe anche disponibile a partire da un terzo del capitale per poi aumentare la propria quota, anno per anno, fino a prendere in mano la cloche.
Al momento il duo Delta- Air France avrebbe messo sul tavolo solo briciole, pari a circa 400 milioni di euro, il prezzo di un paio di aerei di lungo raggio in versione economica, mentre servirebbero come minimo 2 miliardi di euro per decollare. Inoltre Fs, che dovrebbe vigilare sul futuro della compagnia, ha per due volte evitato di discutere in cda il tema delle alleanze. Nel frattempo il piano industriale è ancora per aria e i tempi della vendita si allungano alla primavera. In questo modo la scelta definitiva dei partner slitterà di almeno un mese rispetto a quanto previsto (ovvero fine gennaio).
Così come è stato rinviato a giugno il termine ultimo per la restituzione del prestito ponte da 900 milioni: in cassa ce ne sarebbero ancora 500 secondo i commissari che ottimisticamente parlano di un Ebitda negativo per ” soli” 154 milioni di euro che, visto il passato di Alitalia, sembrano pochi. Il governo è dunque a caccia di una soluzione tampone per evitare il tracollo durante la campagna elettorale per le europee: l’intento è di spostare la trattativa e le eventuali proteste dei sindacati a dopo il voto. Una mossa degna della vituperata ” vecchia politica”, che servirebbe a disinnescare gli scioperi. I dipendenti, dopo 20 mesi dall’addio di Etihad non sanno ancora che fine farà la baracca e il loro posto di lavoro.
Qualche timore cominciano a nutrirlo anche i sindacati che ieri hanno incontrato i commissari. Il trio Paleari, Laghi e Discepolo non lesina ” ottimismo” sia sui conti, sia sul futuro di Alitalia. Ma non tutte le reazioni sono intonate con quelle dei commissari: la Uiltrasporti boccia l’azione flebile del governo e minaccia risposte ” forti” a stretto giro. La Fit Cisl, da parte sua, chiede un incontro urgente all’esecutivo e considera « ormai chiusa » la gestione commissariale. La Filt Cgil è invece pronta alla « mobilitazione » mentre per la Associazione nazionale Piloti «il tempo stringe: sono passati 20 mesi dal commissariamento, si susseguono i rinvii e non c’è ancora una soluzione per il rilancio e il salvataggio di Alitalia».

Lucio Cillis

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