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Alitalia, il Governo in pressing: «Serve un piano condiviso»

Alitalia rimandata dal governo. Dovrà ripresentarsi quando ci sarà un piano industriale definito nei dettagli e condiviso da azionisti, banche e creditori. Nel frattempo i tagli, al personale e alle rotte, rimarranno congelati. Un nuovo incontro atteso fra tre settimane.
È questo l’esito dell’incontro di ieri, circa un’ora, al ministero dello Sviluppo economico tra i ministri Carlo Calenda e il reponsabile dei Trasporti, Graziano Delrio, con l’a.d. di Alitalia, l’australiano Cramer Ball, il suo connazionale James Hogan, a.d. di Etihad e vicepresidente Alitalia, i rappresentanti dei soci (le banche Unicredit e Intesa Sanpaolo, il gruppo Atlantia) e dei creditori (Generali).
Il vertice si è concluso con la presa d’atto che Alitalia non ha un piano industriale. Delrio, prima di lasciare il ministero dello Sviluppo economico in bicicletta, ha detto che Alitalia non ha presentato al governo alcun piano industriale. Secondo indiscrezioni, il ministro Calenda, parlando in inglese con i due manager, Ball e Hogan, avrebbe mosso critiche al vertice Alitalia, dicendo che è inammissibile che la compagnia si sia trovata alla vigilia di Natale con una cassa negativa che metteva a rischio i voli. Calenda ha detto all’azienda di tornare dal governo solo quando avrà un piano industriale dettagliato e condiviso con azionisti e creditori, ora invece le banche e Etihad stanno litigando.

Calenda avrebbe usato toni sbrigativi con Ball e Hogan. Delrio, già irritato con Alitalia per le indiscrezioni su migliaia di esuberi, non sarebbe neppure entrato nella sala della riunione al ministero dello Sviluppo. Il comunicato del ministro Calenda dice che «il governo ha chiesto ad Alitalia di presentare entro le prossime settimane un piano industriale dettagliato condiviso dagli azionisti, dalle banche e dalle istituzioni finanziarie creditrici».
Gli esuberi ufficialmente sono circa 1.640. Ma secondo fonti autorevoli il numero vero degli esuberi potrebbe risultare molto più alto, fino a 4.000 (la compagnia però smentisce), considerando anche l’impatto per la messa a terra di una ventina di Airbus 320. «Ogni eventuale discussione sui livelli occupazionali sarà affrontata solo in seguito, una volta che sarà finalizzato nei dettagli un piano industriale che definisca il progetto di lungo periodo dell’azienda e il rilancio della stessa», si legge nel comunicato del ministero.
La compagnia dice che il piano c’è, un documento di 158 pagine, quello che manca sono «i dettagli». Al governo è stata consegnata una sintesi, in cui si conferma la separazione del breve raggio dal lungo raggio, con la trasformazione del breve raggio in compagnia low cost: con il biglietto si comprerebbe solo il posto base, ogni altra scelta (dalla posizione a bordo ai cibi e bevande) si pagherà in più, per sviluppare i ricavi addizionali (“ancillary”) di oltre 100 milioni di euro l’anno. Il punto chiave è il piano del breve raggio low cost, che però non c’è. Tra gli obiettivi di Alitalia la riduzione del 25% del costo del lavoro totale, vorrebbe dire 150 milioni in meno all’anno. La compagnia ha rimandato l’incontro con i sindacati di domani.
Prosegue la guerra a vari livelli nella compagnia, reduce da una perdita netta di 450 milioni nel 2016 e proiettata verso un rosso di oltre 500 milioni quest’anno. Guerra tra azionisti, con le banche, non prive di responsabilità per gli errori nella gestione negli ultimi anni, ma stanche di essere azionisti passivi che pagano il conto. Unicredit e Intesa non hanno fiducia nell’a.d. Ball e nel suo piano, che considerano un’imposizione di Hogan.
Non casuale l’assenza dal vertice di Montezemolo, ieri ad Abu Dhabi, per rimarcare la presa di distanza da Ball. Montezemolo rappresenta i soci italiani di Alitalia. Non si esclude però che, se ci sarà il ribaltone in Alitalia, tutte le cariche vengano azzerate.
Solo Etihad difende Ball. Le banche vogliono un nuovo capoazienda. Circolano diversi nomi. Il primo è quello dell’ex a.d. di Intesa ed ex ministro Corrado Passera, che volle il Progetto Fenice del 2008 caro a Silvio Berlusconi, con il quale Alitalia fu ceduta alla cordata dei Capitani coraggiosi anziché ad Air France-Klm. Fu un flop. La cessione ai francesi sarebbe stata più solida dal punto di vista industriale e meno onerosa per la collettività. Ètrapelato anche il nome di Mauro Moretti, a.d. di Leonardo, il quale nel 2014 alle Ferrovie aveva un piano per assorbire e ristrutturare Alitalia-Cai.
Al vertice erano presenti per i soci Giovanni Castellucci (a.d. Atlantia), Gaetano Micciché (d.g. Intesa Sanpaolo) e Gianni Papa (d.g. Unicredit), tra i creditori Sante Borsellino per Generali. «È stato un incontro molto positivo», ha commentato Ball. Hogan: «Oggi è una bella giornata». Chissà se tra settimane, quando è previsto il nuovo incontro con il governo, saranno ancora al loro posto.

Gianni Dragoni

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