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Alitalia, il governo a caccia di 300 milioni. Pressing su Atlantia

Servono circa 300 milioni di euro per rilanciare Alitalia. A quattro giorni dal termine per la presentazione dell’offerta vincolante ai Commissari della compagnia in amministrazione straordinaria manca ancora il 35% circa della newco. La società composta da azionisti pubblici e privati in grado di elaborare un piano industriale. Tutto ruota attorno alla partecipazione di Delta Air Lines che avrebbe messo sul piatto circa 100 milioni per il 15% del capitale. È il partner industriale che Ferrovie dello Stato, pronta ad investire circa 260-270 milioni per il 30% della nuova Alitalia, avrebbe individuato per costruire un network di rotte e un modello di sviluppo sostenibile sul lungo raggio, il segmento più remunerativo.

Gli americani hanno le economie di scala per sostenere lo sviluppo dei prossimi anni, anche immaginando un progressivo arrotondamento della partecipazione sul modello di Aeromexico, in cui Delta detiene il 49% del capitale. Il ministero del Tesoro deterrebbe un altro 15% della compagnia, convertendo gli interessi del prestito ponte concesso al vettore in questi due anni di procedura concorsuale, che già superano i 100 milioni. Nel decreto Crescita il governo ha predisposto le norme per consentire l’eventuale ingresso nel capitale posticipando a data indefinita il rimborso del fido statale, cosa che potrebbe contrastare con la normativa Ue sugli aiuti di Stato.

La Commissione Ue ha già messo sotto indagine Alitalia e questa decisione complica il negoziato con Bruxelles, ma è chiaro che l’Unione non si metterebbe di traverso se si trovasse una soluzione di mercato. La sensazione è che Atlantia, la capogruppo di Autostrade per l’Italia e degli Aeroporti di Roma, possa partecipare all’operazione. Sarebbe un segnale di forte distensione nei confronti dell’esecutivo, che potrebbe accantonare la procedura di revoca della concessione di Autostrade intrapresa dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Ma è complicato immaginare che si rispetti il termine del 30 aprile. L’ipotesi è che possano servire ancora un paio di settimane per far decollare il progetto di rilancio, comunque prima delle elezioni europee del 26 maggio. Un voto che potrebbe cambiare i rapporti di forza nel governo. A quel punto potrebbe tornare tutto in discussione e non ci sarebbe altra strada che aspettare l’offerta ai commissari da parte di Lufthansa, che prevede tagli alla forza lavoro e un forte contenimento dei costi.

Fabio Savelli

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