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Alitalia, giallo sul piano salta il vertice con i leader sindacali

Il vertice sul futuro di Alitalia tra Cgil, Cisl, Uil, Luca di Montezemolo e Cramer Ball è saltato. Le indiscrezioni emerse nelle ultime ore su modifiche sostanziali al piano industriale avviato due anni fa (e oggi superato da una nuova crisi dovuta a terrorismo e recessione) hanno fatto cadere l’appuntamento fissato in origine per le 17.30 di oggi nella sede romana di Unicredit, di cui Montezemolo è vicepresidente.
Con un tweet del suo portavoce, Susanna Camusso ha escluso un incontro e tutto il sindacato si è improvvisamente chiuso a riccio. L’appuntamento, infatti, doveva restare segreto anche perché cresce l’attenzione attorno all’ex compagnia di bandiera che — hanno confermato in audizione alla Camera due mesi fa lo stesso presidente e l’ad di Alitalia — continua ad avere dei conti da allarme rosso e «ancora oggi perde oltre 500mila euro al giorno».
Serve un netto cambio di passo, come ha più volte sottolineato l’ad Cramer Ball, australiano di ferro, cresciuto da manager nel settore aereo e artefice della rinascita di Seychelles Airlines e del vettore indiano Jet Airways: «Il costo del lavoro — a Fiumicino — è più alto dei concorrenti» e andrà messo a punto, ripete da tempo. E il rinnovo del contratto è l’occasione giusta per riparlare di una revisione dei salari di ingresso per i nuovi assunti e dare qualche sforbiciata a benefit e concessioni vecchie di decenni, anche se Alitalia smentisce le ipotesi di tagli al costo del lavoro che possano arrivare al 30%.
Il tema del rinnovo del contratto doveva essere affacciato ai sindacati nelle prossime ore proprio in vista di un aggiornamento del piano industriale fiaccato da un 2016 ben al di sotto le previsioni. Tutti fattori che mettono oggi a rischio il pareggio operativo nel bilancio che si chiuderà il 31 dicembre del 2017. Ma il rinvio dell’incontro mostra anche un certo nervosismo all’interno della compagine sindacale che quando si parla di Alitalia si muove in ordine sparso. Da una parte ci sono gli interessi di quelle sigle che annoverano molti dipendenti di terra tra gli iscritti e dall’altra quelle degli altri sindacati che invece difendono i diritti di buona parte del personale di cabina, piloti e assistenti di volo. Molto probabili a questo punto degli incontri informali e riservati per tamponare la possibilità di una nuova crisi e trattare a livello di categoria su sacrifici e rilancio.
Fonti Alitalia ricordano infatti che la porta per guardare al futuro è sempre aperta e che sul tavolo che attende i sindacati ci sono (anche) delle buone notizie: gli azionisti sono pronti a mettere in pista almeno 20 aerei di lungo raggio che metteranno in moto un meccanismo virtuoso di nuove assunzioni grazie ad un fabbisogno di quasi mille piloti e 300 assistenti di volo, oltre alla riapertura delle carriere interne per i piloti e il rilancio della manutenzione nel polo di Roma.
Lucio Cillis
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