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Alitalia, Fs tratta l’intesa industriale Vertice negli Usa con i manager Delta

Una parte del futuro di Alitalia è nelle mani di Glen Hauenstein, manager americano che è stato alto dirigente di Alitalia dal 2003 al 2005, durante la gestione di Francesco Mengozzi. Dall’agosto 2005 Hauenstein è un top manager di Delta Air Lines, una delle tre mega aerolinee americane. È soprattutto su Delta che sono puntate le carte delle Ferrovie dello Stato, nel tentativo di trovare un partner industriale che possa dare sostegno al «Progetto Az», il piano di rilancio di Alitalia cui il gruppo guidato da Gianfranco Battisti sta lavorando.
Un progetto ancora avvolto nell’incertezza, a poco più di due mesi dalla presentazione ai commissari di Alitalia dell’offerta vincolante di acquisto. L’offerta è sottoposta a diverse condizioni. La principale è l’individuazione di un partner industriale.
Una delegazione delle Fs, insieme agli advisor Mediobanca, Oliver Wyman e McKinsey, parte oggi per Atlanta per un incontro con Delta. È il secondo viaggio negli Usa dopo quello di dicembre, che faceva seguito a una visita a Roma di Delta. Ad Atlanta gli uomini di Battisti troveranno anche Hauenstein, il quale è «president» di Delta. Una carica simile a «direttore centrale». Hauenstein sovrintende a marketing, rete, ricavi, nel 2017 ha ricevuto compensi pari a 8,227 milioni di dollari lordi, tra stipendio e bonus monetari (2,07 milioni) e premi in azioni e stock option (oltre 6 milioni).
Gli americani sono interessati allo sviuppo del lungo raggio. Delta fa parte dell’alleanza Sky Team come Alitalia, insieme ad Air France e Klm è nella joint venture transatlantica fra i quattro vettori. Sembra il candidato che può integrarsi meglio con Alitalia. Resta da vedere se il possente vettore americano sarà disponibile a investire in Alitalia e a quali condizioni. Il partner industriale dovrebbe avere almeno il 25-30% della nuova Alitalia.
La seconda opzione sarebbe quella di un doppio partner, Delta più easyJet per i voli europei. L’ipotesi è legata alle indicazioni di Delta.
Invece una strada alternativa sarebbe un matrimonio con Lufthansa. Il gruppo tedesco è alla finestra, segue la partita anche con contatti politici, soprattutto con la Lega. Lufthansa non ha presentato un’offerta vincolante. Potrebbe entrare nell’operazione solo facendo un accordo con le Fs. La pista tedesca comporterebbe almeno 3mila esuberi.
Le Fs agiscono come «polo aggregante», disponibili a fare l’operazione solo se tutte le condizioni verranno realizzate. Oltre alla presenza di un vettore come partner industriale e socio, la seconda condizione è che ci siano soci italiani disposti ad avere almeno il 51% della «newco» Alitalia. Dopo aver messo in chiaro che il «progetto Az» non dovrà intaccare la capacità di investimento di Fs nelle ferrovie (60 miliardi nei prossimi 5 anni), Battisti vorrebbe condividere il 51% con almeno altri due soci pubblici italiani. Sarà il governo a fare la scelta finale. È possibile che una quota del prestito statale di 900 milioni ad Alitalia venga convertitra in azioni, in tal caso il Mef avrebbe il 15-20% della «newco».
Il termine del 31 gennaio indicato nell’offerta delle Fs per completare piano industriale e «due diligence» potrebbe slittare a fine febbraio. Intanto nella «relazione conclusiva» prevista dal decreto legge di aprile 2018 i commissari hanno indicato che nei primi nove mesi del 2018 Alitalia Sai ha una perdita ante imposte di 313,193 milioni.

Gianni Dragoni

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