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Alitalia, Fs: non ci sono le condizioni. Ora il Tesoro punta all’ottava proroga

A suggerire il cambio di rotta è stato ieri il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli che ha aperto la breccia accettando il boccone amaro di un’altra proroga per Alitalia. L’ottava. Spostando l’asticella del «signing» a quella del «closing» a marzo 2020. Come verrà costruita è ancora tutto da vedere. Quel che si sa è che ora si sta muovendo il Tesoro. Il ministro Roberto Gualtieri ha consuetudine con i rituali di Bruxelles e ha attivato il canale con l’Antitrust Ue per evitare la procedura d’infrazione per aiuto di Stato per una compagnia ormai vicina ai tre anni di amministrazione straordinaria.

Ma per smontarla è necessario non ricorrere almeno fino a Natale ai soldi dell’ultimo prestito ponte da 400 milioni appena garantito dal governo, altrimenti la bocciatura della Ue sarebbe inevitabile senza la costituzione di un consorzio. Alitalia sta nei fatti violando la concorrenza internazionale volando con i soldi dei contribuenti senza comporre una cordata pubblico/privata in grado di rimetterla sul mercato. Ma il faro acceso dal Mef serve a rassicurare i Commissari che altrimenti oggi, termine per l’offerta vincolante, avrebbero dovuto procedere alla liquidazione degli asset decretando la cancellazione di 11mila posti di lavoro. Non avverrà per il cordone istituzionale che si sta creando in queste ore per proteggerli. In teoria Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo rischierebbero persino di essere accusati di concorso in bancarotta. Non accadrà, però sono furenti. Per una vicenda che assume i contorni kafkiani. Ieri Ferrovie dello Stato al termine del consiglio di amministrazione ha diffuso una nota in cui spedisce la palla più in là dopo aver preso atto della posizione di Atlantia, che ritiene non sussistano, al momento, le condizioni per un impegno finanziario. Anche Fs ritiene inevitabilmente che non ci siano. Perché manca un socio dato al 37,5% come la holding controllata dalla famiglia Benetton. Da Treviso traspare l’indisponibilità ad investire in un piano industriale non sostenibile. Ma rischia di essere una foglia di fico perché la partita rilevante riguarda la concessione di Autostrade ancora in bilico.

Così qualcuno comincia a pensare al piano B. Una newco pubblica, sul modello in fieri per Ilva, per traghettare Alitalia verso Lufthansa procedendo ad un taglio di costi tra velivoli e personale. Politicamente una sfida improba.

Fabio Savelli

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