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Alitalia, Ferrovie e Google nel mirino dell’Antitrust

ROMA — Troppi tappi, troppi corporativismi frenano l’economia italiana; dalle ferrovie al trasporto aereo la libera concorrenza non è ancora di casa in questo Paese e la lotta alla burocrazia rischia di diventare «una tela di Penelope: con una mano si semplifica, con l’altra si aggiungono nuovi oneri». E ora agli «storici» problemi se ne vanno aggiungendo di nuovi: il pericolo di monopolio viaggia sulla Rete e si moltiplica attraverso Google che rischia di accentrare tutto il mercato della pubblicità online. E’ questo il messaggio che Giovanni Pitruzzella, presidente Antitrust, lancia nella prima relazione annuale. Un messaggio e un monito: in periodi di crisi come questo, attenti a non seguire «le sirene del protezionismo» pensando di poter così salvare le imprese in difficoltà.
Restiamo, dunque, un Paese con troppe fragilità: alcune di antica data, come quelle sui trasporti. Le ferrovie nonostante l’arrivo di Italo restano un settore dove la concorrenza «è ancora insufficiente». Un rilievo che non è sfuggito ai due “rivali”: l’ad di Ferrovie, Mauro Moretti – secondo cui le regole ci sono e adesso «si stanno aspettando i concorrenti» – e l’omologo di Ntv, Giuseppe Sciarrone, a giudizio del quale «ci sono resistenze, ma l’importante è non fermarsi». Altro caso denunciato dall’Antitrust è quello della rotta aerea Milano Linate-Roma Fiumicino coperta in esclusiva da Alitalia: per gli altri vettori, segnala l’Autorità, «è impossibile ottenere slot». Alitalia, entro la prossima stagione «deve rimuove la propria posizione di monopolio » anche se uno dei principali concorrenti, Lufthansa, ha già fatto sapere di «non essere più interessata» alla questione. Dagli aerei le preoccupazioni dell’Antitrust volano verso altre categorie: Pitruzzella ha denunciato il pericolo che «il dibattito aperto in questi giorni sulla riforma dell’Ordine degli avvocati» segni un arretramento sul tema della liberalizzazione delle professioni. Il Paese ha fatto importanti passi avanti, come quello che riguarda l’introduzione di un rating di legalità per le imprese («il regolamento sarà pubblicato entro metà agosto»), ma non ha ancora percepito quello che rischia di diventare a breve il vero moltiplicatore degli effetti monopolistici: Google in particolare, i social network in genere. «Ormai costituiscono un passaggio obbligato per la distribuzione dei contenuti web», commenta il Garante. Sono «originariamente estranei al mondo dei media, e hanno acquisito posizioni di particolare forza economica che possono depotenziare le opportunità del mercato digitale ». Pitruzzella ha annunciato l’apertura di un’istruttoria nei confronti del motore di ricerca Google, che si è ormai posto l’obiettivo di diventare «il protagonista assoluto della raccolta pubblicitaria. Senza regole adeguate, l’industria editoriale rischia la marginalizzazione» e quindi la fine del pluralismo informativo. Un allarme condiviso dal presidente di Telecom, Bernabè, da tempo critico verso lo strapotere dei cosiddetti “over the top”, come Google e Facebook. Lo stesso Garante annuncia un provvedimento perché le risorse di Google rientrino tra quelle sotto osservazione a protezione della concorrenza. Google invece sdrammatizza e dive che «quello della pubblicità è un settore altamente competitivo e in costante evoluzione».

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