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Alitalia, faro di Atlantia sull’intesa con Delta e sui voli verso gli Stati Uniti

Nella trattativa per la Nuova Alitalia i riflettori sono puntati sui voli transatlantici e sugli accordi con Delta. Il tema è al centro del confronto tra Ferrovie dello Stato e Atlantia sul piano industriale della compagnia. La società controllata dalla famiglia Benetton ha chiesto «profonde modifiche» del piano, predisposto da Fs insieme al partner Delta, che è al tavolo del confronto con quello che considera il suo piano.

Secondo Atlantia il piano non sfrutta al massimo le potenzialità di sviluppo dei ricavi di Alitalia nei voli sul Nord Atlantico, il segmento più ricco del mercato, oltre che verso l’Asia. Dall’altra parte si rileva che è previsto un incremento di capacità del 20% con nuovi voli da Roma per Washington e San Francisco. Inoltre ci sarà un nuovo volo Roma-Shanghai.

La questione non riguarda solo il piano, ma anche i sottostanti accordi commerciali e industriali, in vigore o già negoziati, tra Alitalia e Delta.

La compagnia americana è già partner di Alitalia nella joint venture transatlantica a quattro, che comprende anche Air France e Klm. Delta copre metà della capacità offerta, l’altra metà viene divisa tra le compagnie europee. Un vettore non può aumentare i voli se non lo fanno anche gli altri o se non danno il consenso. C’è una condivisione di ricavi e costi di tutti i voli, in base al principio «metal neutral», cioè dell’indifferenza di quale compagnia faccia il volo.

In realtà la differenza c’è. Perché, ad esempio, se vola Air France tra Parigi e gli Usa, anziché Alitalia tra Fiumicino (o Malpensa) e gli Usa, ci sarà più lavoro per gli equipaggi, il personale di terra e per l’aeroporto francesi rispetto agli italiani. Idem se il volo lo fa Delta o Klm anziché Alitalia.

Da più di un anno è in discussione un nuovo accordo di jv, detto «Blue Skies», nella quale è previsto l’ingresso della britannica Virgin Atlantic, di cui Delta ha acquisito il 49% e Air France il 31 per cento. Delta non vede l’ora che il governo americano conceda la Antitrust immunity, è attesa entro agosto, per rendere operativi gli accordi con Virgin e la «Blue Skies».

Secondo fonti industriali nella nuova jv il peso di Alitalia verrebbe ridimensionato rispetto a oggi (è inferiore all’8%, rispetto al 10% nominale previsto), a causa dell’ingresso di Virgin. Fonti autorevoli hanno riferito al Sole 24 Ore che alla fine del 2017 Delta aveva comunicato ad Alitalia che, dato il suo apporto negativo, era esclusa dalla jv transatlantica e non avrebbe fatto parte della nuova jv aperta a Virgin. Da lì è cominciato un negoziato in salita, che non è terminato.

Delta, Virgin, Air France e Klm sono partner di primo livello di «Blue Skies». Alitalia verrà ammessa ma solo come «Associate partner», quindi su un gradino inferiore, con meno diritti, come Aeromexico.

In «Blue skies» i voli attuali saranno garantiti e rimarrà la regola del «consenso» dei partner per incrementare i voli verso gli hub (detti «gruppo 1»), per esempio se Alitalia volesse aumentare i voli per New York o andare ad Atlanta, Detroit o Minneapolis. Alitalia sarà libera di fare nuovi voli verso altre destinazioni («gruppo 2»), però accollandosi maggiori rischi. Per vendere i voli del «gruppo 2» negli Stati Uniti, attraverso Delta, Alitalia dovrà pagare alla compagnia americana una commissione che partirà dal 20-22% del biglietto, con una crescita fino al 26% entro 10 anni. Delta potrebbe rifiutarsi di mettere il suo codice su un volo ogni due nuovi di «gruppo 2» aperti da Alitalia. Questo renderebbe più difficile per Alitalia attirare passeggeri americani.

Tra il personale Alitalia c’è preoccupazione. C’è chi sospetta che dietro Delta ci sia Air France (di cui Delta ha il 9%), che risucchia traffico dal mercato italiano verso il suo hub di Charles De Gaulle per voli intercontinentali. La Fnta, Federazione dei sindacati professionali dei naviganti (Anpac, Anp e Anpav), in una lettera ai commissari di Alitalia e ai ministri del M5S Di Maio e Toninelli, Anpac e Anpav richiama «l’attenzione sulla inopportunità per il futuro di Alitalia di effettuare scelte e azioni potenzialmente irreversibili sul fronte del network e delle alleanze. Questo anche alla luce di quanto sembra essere stato negoziato dalla direzione commerciale del gruppo nel recente passato in ordine alla nuova joint venture nord atlantica «Blue Skies», che vede come Main partners Delta, Air France-Klm e Virgin quale sostituto di Alitalia che rimarrebbe relegata al ruolo secondario e subordinato di Associate member, con evidente incapacità di sviluppare il potenziale di crescita sul mercato Nord Atlantico che dovrebbe essere uno dei principi cardine del futuro piano industriale della Nuova Alitalia».

Questa prospettiva è condivisa al tavolo da Atlantia, che controlla l’aeroporto di Fiumicino e ha un interesse industriale a sviluppare lo scalo che va anche oltre la partecipazione azionaria nella Nuova Alitalia.

Gianni Dragoni

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