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Alitalia-Etihad, oggi il pre-accordo

Etihad Airways e Alitalia dovrebbero firmare oggi i patti prematrimoniali. Una firma lungamente annunciata, ma stavolta sembra sia la volta buona.
È attesa per oggi la lettera d’intenti che dovrà stabilire termini e condizioni di un negoziato in esclusiva tra i due vettori. L’obiettivo è di arrivare – intorno a metà maggio – all’ingresso della compagnia degli Emirati Arabi Uniti in Alitalia con il 40%, con versamento di 300 milioni di euro attraverso un aumento di capitale riservato.
«Credo che domani arrivi l’offerta» di Etihad, ha detto ieri Gaetano Micciché, direttore generale di Intesa Sanpaolo e uno dei tessitori dell’operazione Alitalia-Cai del 2008, voluta da Silvio Berlusconi. Più che un’offerta oggi dovrebbe arrivare la lettera d’intenti per dare il via al negoziato finale.
Insieme all’allora amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, Micciché ha curato la regia della nuova compagnia privata nata a fine 2008 lasciando i debiti e la zavorra della vecchia compagnia pubblica per più di 3 miliardi di euro nella bad company, di fatto sulle spalle dei contribuenti e dei piccoli azionisti. Ma neppure la Cai dei Capitani coraggiosi è decollata, in cinque anni ha perso più di 1,3 miliardi di euro e ha bruciato il capitale.
C’è un ritardo di Alitalia, rispetto agli anni precedenti, nel comunicare i risultati del bilancio 2013, nel quale si prevede una perdita netta superiore ai 300 milioni. Forse quest’anno il presidente Roberto Colaninno e l’a.d., il “ducatista” Gabriele Del Torchio, si sono presi più tempo per il cda di bilancio in attesa della conclusione della due diligence, l’analisi dei conti condotta da Etihad.
«Ad oggi la due diligence è praticamente conclusa. Adesso stiamo aspettando solo di vederci, per approfondire i temi ed entrare nella fase negoziale», ha detto ieri Del Torchio, all’inaugurazione del volo Venezia-Tokyo di Alitalia.
Banca Intesa è il soggetto chiave della partita Alitalia. È l’azionista principale con il 20,59% del capitale, ma la quota reale è superiore perché può influenzare anche i pacchetti di alcuni soci che finanzia, è il principale creditore di Alitalia, che ha circa un miliardo di debiti finanziari netti. Una delle richieste-chiave del pretendente arabo è che i debiti di Alitalia vengano ristrutturati, si tratterebbe di allungare le scadenze o di cancellare circa 400 milioni di debiti finanziari, in larga parte soldi dovuti dalla compagnia a Intesa e a Unicredit, l’altra banca neoazionista. Le banche finora si sono opposte a questo sacrificio. Un chiarimento è necessario prima dell’offerta finale di Etihad, che potrebbe sempre tirarsi indietro se le sue richieste non saranno soddisfatte.
L’altra condizione posta da Etihad è una riduzione del costo del lavoro strutturale e più incisiva di quanto ottenuto finora negli accordi sindacali. Terza richiesta, rivolta anche al governo, è un sistema aeroportuale più efficiente, anche con migliori collegamenti alla rete ferroviaria e l’alta velocità. Etihad vorrebbe una maggior integrazione tra Aeroporti di Roma e Alitalia su Fiumicino. Anche il governo è in campo, dal ministero dell’Economia segue la partita il capo della segreteria tecnica, Fabrizio Pagani, che da Palazzo Chigi con Enrico Letta aveva dato il via al piano di salvataggio che ha portato le Poste nel capitale di Alitalia e ai contatti con Abu Dhabi.

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