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Alitalia, Etihad mette le sue condizioni

Etihad sta ancora lavorando alla due diligence di Alitalia e probabilmente non la chiuderà prima della fine dell’anno. Ma ancora prima di prendere una decisione sull’opportunità o meno di investire nella compagnia italiana ha già posto una serie di condizioni. L’interesse di massima c’è, e questa è già una buona notizia. Il vettore arabo sta cercando di creare una base nel Mediterraneo e l’idea di creare a Roma un hub per i voli verso il Medio Oriente e l’Est del mondo è attraente. La questione è se il veicolo in cui entrare per realizzare l’obiettivo si rivelerà nel tempo abbastanza solido. E su questo aspetto le risposte arriveranno soltanto nei prossimi 3-4 mesi. La situazione in questo momento è tutt’altro che rosea: la notizia che emerge in queste ore è che Alitalia ha già bruciato i 225 milioni dell’aumento di capitale versato dai soci vecchi e nuovi. E questo perchè la compagnia ha concentrato in pochi giorni pagamenti su arretrati di mesi. Dunque, l’adesione di Poste all’aumento di capitale con i residui 75 milioni in queste ore è cruciale per scongiurare il rischio di un’amministrazione straordinaria della compagnia aerea proprio a cavallo delle festività natalizie. All’iniezione dei fondi della società dei recapiti e il completamento dell’operazione da 300 milioni è condizionata anche l’erogazione di nuove linee di credito da 200 milioni promesse dalle banche creditrici.
La chiusura di questa operazione da 500 milioni complessivi costituisce anche la prima condizione posta dal vettore arabo per valutare seriamente l’ingresso in Alitalia. È per questo motivo che ieri è stata seguita con una certa apprensione la seduta fiume del cda di Poste, iniziato nella mattinata e non ancora concluso nella serata di ieri.
Nonostante le indiscrezioni su possibili imminenti annunci da parte di Etihad (per oggi viene accreditato un incontro tra esponenti del vettore arabo e il management di Alitalia e per domani lo scioglimento delle riserve) nessuna operazione da parte di questo sul capitale della compagnia italiana sarà immaginabile prima della primavera 2014 (secondo Bloomberg Etihad potrebbe essere pronta a investire 300 milioni di euro per diventare il primo azionista della società). La compagnia di Abu Dhabi, infatti, prima di prendere decisioni vuole accertarsi che le iniziative previste nel piano industriale di Alitalia volte a raggiungere un sostanziale pareggio alla fine del prossimo anno siano effettivamente messe in pratica. E questa, appunto, è un’altra delle condizioni: poichè per le compagnie aeree il primo trimestre dell’anno è comunque quello più difficile in cui in genere si chiude in rosso, Etihad aspetterà di vedere l’evoluzione del business Alitalia a fine marzo. E poi, con tutta probabilità, chiederà garanzie su piani di sviluppo che per i due anni successivi prevedano un percorso di crescita. Solo allora potrà prendere in considerazione l’opportunità dell’ingresso nella società: l’operazione verrà strutturata con aumento di capitale riservato al vettore, la diluizione degli altri soci e il progressivo disimpegno degli azionisti bancari. Ma, è bene ribadirlo, questo percorso non è affatto scontato. Etihad attenderà di chiudere la due diligence di Alitalia, che sta ancora conducendo con l’ausilio di un advisor finanziario e di una società di revisione. Dopodichè farà le sue valutazioni su pro e contro dell’investimento: vorrà capire quale governance la società potrà avere in base alla quota che rileverà. Vorrà valutare l’impatto della sua scelta nei confronti di AirFrance, con la quale ha accordi commerciali. È possibile che in queste ore si stia cercando, accreditando un’imminente decisione degli arabi, di far rilanciare il vettore di Parigi. Secondo gli addetti ai lavori i piani di sviluppo che Etihad potrebbe avere in Europa attraverso Alitalia sono abbastanza incompatibili con gli accordi in essere con i francesi e quindi l’evoluzione non potrà che essere una risoluzione dei rapporti o un non rinnovo degli accordi alla scadenza. Solo a valle di queste valutazioni Etihad deciderà il da farsi. Guardando in prospettiva un’eventuale aggregazione con Alitalia, Etihad non potrà salire oltre il 49% della compagnia per non farle perdere lo status di vettore europeo (ma a quella percentuale ci arriverebbe probabilmente con un processo di crescita graduale). Nel lungo periodo, dunque, (quando Alitalia sarà tornata all’utile) sarà necessario un azionista di maggioranza italiano stabile. E in molti pensano che quell’azionista possa essere la Cassa depositi e prestiti o il braccio di investimento Fondo strategico italiano.
Intanto il piano industriale appena approvato comincia a dare i suoi frutti. A natale i passeggeri prenotati sono a oltre 355.000, il 2,2% in più rispetto allo scorso anno. Anche a Fiumicino, hub del vettore, Alitalia aumenta il numero dei passeggeri del 3%. Aumentano anche le destinazioni servite da Fiumicino e le frequenze verso mete nazionali e internazionali.

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