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Alitalia-Etihad in stallo su Poste Sale la tensione fra le banche

E’ in salita l’ultimo miglio della trattativa tra Alitalia e Etihad Airways. L’incognita sono le condizioni fissate da Poste Italiane per partecipare alla ricapitalizzazione della compagnia di almeno 200 milioni di euro.
Il «caso Poste» è piombato come un macigno su un percorso che, per la sofferente Alitalia, sembrava vicino al traguardo dopo il sostanziale assenso delle banche alla ristrutturazione di 560 milioni di crediti e dopo il sì dei sindacati, sebbene non all’unanimità, all’accordo sui 2.251 esuberi (non ha firmato la Cgil) e sul contratto aziendale che taglia gli stipendi (non ha firmato la Uilt, che vuole un referendum).
Le condizioni indicate da Poste per aderire con un impegno fino a 40 milioni sono inaccettabili per le banche, irritate per la posizione della società pubblica che possiede il 19,48% di Alitalia.
L’a.d. di Poste, Francesco Caio, non si sente impegnato come il predecessore, Massimo Sarmi, che in dicembre ha iniettato nell’Alitalia-Cai 75 milioni al buio, soldi ormai bruciati dalle perdite della compagnia, che ha chiuso il bilancio 2013 con 568,6 milioni di perdite e, secondo il cda, potrebbe avere un risultato peggiore quest’anno.
In una lettera all’Alitalia Caio condiziona ulteriori esborsi a condizioni coerenti con l’esigenza di redditività, visto anche il mandato ricevuto dall’azionista pubblico a portare la società in Borsa. Secondo fonti bancarie le condizioni di Caio creano un «disallineamento» perché darebbero una maggior protezione all’azionista Poste, rispetto alle banche, in caso di ulteriori fabbisogni finanziari di Alitalia.
Poste condiziona il sì all’aumento di capitale, che è all’ordine del giorno dell’assemblea del 25 luglio, a un intervento azionario diretto nella nuova compagnia che, secondo il progetto di accordo con Etihad, verrebbe scorporata dall’attuale Alitalia-Cai. In questa «nuova Alitalia», senza debiti bancari ma con 300 milioni di nuove linee di credito, entrerebbe Etihad con il 49 per cento. Lo schema dell’intesa con Abu Dhabi prevede che la Cai abbia il 51% della nuova Alitalia. Poste invece, in sostanza, fa questo ragionamento: «i soldi li metto, ma non nella Cai perché sarebbe come metterli in una fornace, li metto nella nuova compagnia che ha prospettive di redditività». Caio considera la Cai come una bad company e, se deve investire, vuole farlo in una società che abbia prospettive.
Le banche temono che il distinguo di Caio faccia saltare l’accordo con Etihad, né vogliono accollarsi maggiori oneri per coprire perdite e fabbisogni di cassa di Alitalia-Cai. Oggi il cda di Poste esaminerà lo stato delle iniziative per la preparazione del piano strategico e Caio incontrerà i sindacati di Poste. Il caso Alitalia non è all’ordine del giorno, ma è difficile che non se ne parli.
Per Alitalia è cruciale ottenere il via libera, il 25 luglio, al bilancio 2013 e all’aumento dei capitale, necessario per la continuità aziendale. Si parla di un possibile cda, tra domani e giovedì, per approvare l’intesa finale con Etihad. A patto che prima si trovi un accordo con Poste.

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