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Alitalia-Etihad, il sì delle banche

Fumata «grigia» ieri a palazzo Chigi sulla trattativa Alitalia. Le condizioni di massima per giungere a un accordo con la compagnia emiratina Etihad, che vuole acquistare fino al 49% del vettore tricolore, sarebbero state finalmente raggiunte. C’è voluta l’intermediazione del governo, rappresentato dal sottosegretario Graziano Delrio, dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, collegato telefonicamente, e dal capogabinetto del ministero dell’Economia, Fabrizio Pagani, per sciogliere le riserve delle banche socie/creditrici: Unicredit ma soprattutto Intesa Sanpaolo, ieri presente all’incontro con il suo massimo esponente, il consigliere delegato Carlo Messina. 
«Tutti i soggetti coinvolti hanno definito una posizione comune. Ci sono le condizioni per andare avanti» spiega una fonte bancaria. Condizioni che dopo il vertice a palazzo Chigi sarebbero state ripercorse in un incontro ristretto presso l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio. Ma bisognerà ancora metterle a punto e limarle prima di inviarle tra domani e giovedì a Etihad, in risposta alla sua ultima missiva.
Cosa ha sbloccato la situazione? Il governo ha preso degli impegni nei confronti delle banche? «Tutti hanno fatto uno sforzo per andare incontro agli altri» ha proseguito la fonte. Il comunicato dell’esecutivo si limita a assicurare che «il governo, gli azionisti e le banche creditrici hanno convenuto che la trattativa con Etihad dovrà proseguire e condurre ad un esito positivo. Si tratta infatti di una grande opportunità di sviluppo di un importante marchio italiano e per il Sistema Paese». Un’affermazione che suona come un impegno preciso che prima di adesso il governo non aveva mai assunto con tanta chiarezza, forse nel timore di non portare a casa il risultato.
Del resto lo stesso Lupi, in mattinata, aveva scongiurato che non si regalasse il trasporto aereo italiano «a zero euro a chi ha scommesso sul fallimento» di Alitalia. Un riferimento sempre più scoperto a Air France-Klm che, secondo questa ricostruzione, avrebbe manovrato nell’ombra per convincere le banche a ritirarsi dalla trattativa, giocando sulla tentazione di Intesa Sanpaolo di concentrarsi sul core business .
Quanto all’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, impegnato a presentare i risultati della banca mentre l’incontro a palazzo Chigi era in corso, ancora tentennava: «Siamo disposti a fare quanto possibile, che non vuol dire tutto, per aiutare questa trattativa». E chissà che tra i motivi per frenare, le banche non abbiano ricordato al governo la «stangata» subita con l’aumento dell’aliquota sulla rivalutazione delle quote Bankitalia. Qualcosa come 215 milioni di tasse nel 2014 per Unicredit, ha detto ieri in conferenza stampa Ghizzoni.
«Sono stati esaminati i differenti aspetti del negoziato e delle richieste avanzate dalla società emiratina — prosegue la nota ufficiale —. Il governo ha invitato il management di Alitalia a continuare la trattativa sulla base delle positive indicazioni espresse oggi da parte degli azionisti e delle banche». Bisogna ricordare che Etihad avrebbe chiesto di rinegoziare un minimo di 400 milioni di debiti (ma potrebbero arrivare a 565 milioni aggiungendo la finanza versata a inizio anno), attraverso la cancellazione o la conversione in equity . Ma una parte del debito dovrebbe restare nella vecchia compagnia (holding) e forse una parte potrebbe andare nella sottostante newco , di cui Etihad acquisterebbe una quota.
Buone notizie dal fronte degli aeroporti: nel primo trimestre 2014 il giudizio sulla qualità dei servizi vede Fiumicino superare Parigi Charles de Gaulle, Francoforte e Madrid, hub di Air France, Lufthansa e Iberia, secondo Airports Council International, che ogni tre mesi misura le performances di 250 scali.

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