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Alitalia-Etihad decolla con il no Cgil

Alitalia marcia a tappe forzate verso le nozze con Etihad. Incassato l’accordo sugli esuberi (salvo il temporaneo no della Cgil) e quello sui debiti con le banche, la compagnia tricolore era a un passo ieri sera dall’intesa con i sindacati per il taglio di 31 milioni del costo del lavoro e dall’ok al contratto nazionale di lavoro di settore. «Siamo al rush finale e in settimana dovremmo incontrare l’amministratore delegato di Etihad James Hogan», ha detto ottimista il ministro alle infrastrutture e ai trasporti Maurizio Lupi. Appuntamento cui però rischia di presentarsi senza la benedizione di Susanna Camusso sugli esuberi: la Cgil chiarirà oggi quale è la sua posizione sull’intesa raggiunta con le altre sigle sindacali. In assenza di (improbabili) novità dell’ultima ora, però, la Confederazione rimarrà ferma sul “no” ai 1.653 tagli. No che non dovrebbe fermare il governo: «Con il consenso dell’80% dei lavoratori andremo avanti lo stesso — ha detto Lupi — . L’accordo è stato formalmente firmato. Hanno aderito anche gli autonomi e solo Cgil e Usb hanno ritenuto di non firmare. Ma l’intesa è valida».

Il varo di Alihad, insomma, pare a un passo. Hogan presenterà oggi a Roma il nuovo volo Etihad dalla capitale ad Abu Dhabi. E non è escluso che decida di trattenersi in città in vista di un possibile annuncio dell’acquisto del 49% di Alitalia nei prossimi giorni. Ormai restano da definire solo alcuni dettagli tecnici. I contratti di rifinanziamento con le banche, la governance della società (la Ue, sollecitata dalle grandi compagnie europee, è sul chi va là) e le garanzie da 200 milioni chieste dagli emiri che vogliono far decollare la nuova Alitalia senza il fardello di possibili cause legali. Anche qui, però, l’orizzonte si sta chiarendo.
Le Poste Italiane, che avevano manifestato qualche perplessità a farsi carico di oneri impropri, hanno ribadito ieri di non aver intenzione di mettersi di traverso, specie contro il parere del governo. «Abbiamo dato da mesi la disponibilità – ha precisato ieri l’ad Francesco Caio – stiamo partecipando attivamente al tavolo, apprezzandone lo spirito costruttivo».
Il quadro, insomma, è completo. Etihad investirà 560 milioni per rilevare la quota in Alitalia. Le banche rinunceranno a un terzo dei loro crediti (circa 170 milioni) mentre altri 400 dovrebbero essere convertiti in capitale. Dal perimetro della società – senza utilizzo di cassa integrazione, come chiedeva Abu Dhabi – usciranno 1.653 persone. Di queste, 954 andranno in mobilità e saranno affidati al nuovo strumento sociale del contratto di collocamento. Mentre per altre 681 è stato promesso il ricollocamento in aziende fornitrici di Alitalia. Numeri contestati dalla Filt-Cgil visto che per questi ultimi lavoratori, allo stato, non esiste ancora nessuna garanzia reale di trovare in tempi brevi un lavoro. Un via libera alle nozze di Alitalia è arrivato ieri anche dal governatore della Lombardia Roberto Maroni: «L’accordo va bene purchè non si penalizzi Malpensa. Ma mi pare che ci siano garanzie nel piano».
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