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Alitalia, Etihad conferma l’interesse

L’aumento di capitale da 300 milioni di Alitalia è stato completato. L’ufficializzazione del buon fine dell’operazione è all’ordine del giorno del cda della compagnia, che oggi prenderà atto della deliberazione del cda di Poste di mercoledì notte con la quale è stata decisa l’adesione con 75 milioni alla ricapitalizzazione, sottoscrivendo l’inoptato rimasto. La chiusura dell’aumento comporterà anche l’apertura di 200 milioni di euro di nuove linee di credito da parte delle banche creditrici, consentendo ad Alitalia di navigare da sola per i prossimi 12 mesi con l’obiettivo di raggiungere il pareggio del bilancio. Nella sostanza, una strategia di galleggiamento in attesa di eventi nuovi. Il prossimo passaggio sarà la scelta di una data per l’assemblea che dovrà rinnovare il cda e che il board deciderà oggi: probabilmente sarà prevista entro il 10 gennaio. In quella occasione verrà ridotto il numero dei consiglieri, verranno redistribuite le poltrone degli amministratori in base al nuovo assetto azionario e l’azionista pubblico Poste avrà probabilmente diritto a esprimere un presidente, che molto difficilmente potrà essere l’ad della società dei recapiti Massimo Sarmi. La vera incognita riguarda l’attuale numero uno di Alitalia, Gabriele del Torchio: sarà sostituito o resterà al comando? In verità la prospettiva che possa essere sostituito già a gennaio non ha molto senso. La sostenibilità del piano industriale che porta la sua firma (e che aveva convinto anche il management di Air France) è una delle condizioni poste da Etihad per prendere in considerazione l’ipotesi di un ingresso nel capitale di Alitalia. Il gruppo emiratino, che ieri ha confermato l’esistenza di trattative con Alitalia, vorrà quantomeno vedere l’inizio dell’attuazione di quel piano, con il raggiungimento degli accordi con i sindacati per ridurre il costo del lavoro, l’avvio delle altre misure di efficientamento e la commercializzazione delle nuove rotte. Tutto questo sarebbe un po’ complicato, o quantomeno potrebbe richiedere più tempo se venisse cambiato l’ad a gennaio. Ha più senso pensare che un ulteriore modifica del cda – incluso forse l’ad – sia possibile dopo l’eventuale ingresso di Etihad. E veniamo alle strategie degli arabi: ieri c’è stato un nuovo susseguirsi di indiscrezioni e lanci di agenzie per annunciare passi formali del gruppo di Abu Dhabi verso Alitalia. I fatti sono però questi: Etihad ha solo confermato l’esistenza di trattative che, con una due diligence in corso ormai da settimane, sono quantomeno scontate. Se con questo primo commento ufficiale il vettore di Abu Dhabi intendesse dire che ha presentato una manifestazione di interesse e che è stata avviata una trattativa in esclusiva non è dato sapere. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, l’ha però interpretata in questo modo. «Non posso che esprimere soddisfazione per la formalizzazione dell’interesse di Etihad per Alitalia – ha dichiarato ieri -. È un segnale importante che dimostra che la strada intrapresa dal governo due mesi fa per salvaguardare la strategicità del trasporto aereo per il nostro Paese e della sua compagnia storica fosse la strada giusta». Solo poche ora prima aveva però detto che interessati ad Alitalia sono vari operatori e che con Etihad «se son rose fioriranno». In ogni caso, la trattativa in esclusiva implicherebbe per il vettore arabo la possibilità ad accedere a maggiori informazioni sul business di Alitalia, ma questo non significa che ha deciso di entrare nel capitale. Sullo sfondo resta il dubbio che il susseguirsi di annunci possa rappresentare un modo per spingere i francesi a battere un colpo. Appare singolare, infatti, il ragionamento che una “regia” francese ha fatto trapelare attraverso l’agenzia Radiocor: e cioè che Air France non ostacolerà in alcun modo Etihad e che per il vettore di Parigi non rappresenta un problema l’ingresso degli arabi in Alitalia. Solo qualche settimana i francesi fa mostravano i muscoli, sostenendo che finchè Air France fosse stata in Alitalia nessun competitor sarebbe entrato nel capitale.

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