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Alitalia, easyJet prende tempo sul piano

Prove di decollo della nuova Alitalia con «blu» e «arancioni». L’incontro di ieri al business centre dell’aeroporto londinese di Heathrow tra le Ferrovie dello Stato e i potenziali partner Delta e easyJet è stato il calcio di avvio di un negoziato che si annuncia lungo e complicato.
Secondo le prime indiscrezioni easyJet, il vettore di casa perché ha base a Luton, non ha messo sul tavolo una proposta precisa. Ci si attendeva che l’ultimo potenziale partner imbarcato – easyJet è stata coinvolta da Delta dopo il ritiro di Air France-Klm – chiarisse le sue idee sulla rete e sulla flotta. Invece gli «arancioni» hanno espresso idee vaghe sui punti chiave, compresa la struttura societaria dell’ipotizzata «nuova Alitalia».
A fine ottobre easyJet da sola aveva presentato alle Fs un’offerta per «un’Alitalia ristrutturata», cioè per una compagnia con 30 aerei di medio raggio (Airbus 320) e per la gestione dei voli su Milano Linate, come dire uno spezzatino. Prima della delibera del cda Fs del 13 febbraio, che ha dato il via alla trattativa con Delta e easyJet, ciasuno di questi due vettori ha inviato alle Fs una lettera dicendosi disponibile a entrare nella «newco» Alitalia con un quota del 30-40% tra le due compagnie.
Delta aveva già espresso l’intenzione di arrivare al 20 per cento. easyJet invece non ha fornito ulteriori dettagli e non ha indicato quale sia il perimetro industriale e la rete che vorrebbe per la futura «nuova» Alitalia.
Quindi al momento non si può dire se easyJet condivida il progetto precedente, già abbozzato nei colloqui tra Fs e Delta. Quel piano prevedeva 105 aerei (rispetto ai 118 attuali) e un organico tra 9mila e 10mila addetti (adesso sono 12mila). L’impressione di alcuni è che easyJet sia impegnata da progetti interni, in particolare la gestione della Brexit, e che miri ad allungare i tempi.
Altre riunioni sono pianificate per le prossime settimane per il piano industriale, ma il lavoro si preannuncia lungo. Ma Alitalia, che brucia cassa, non può aspettare troppo. Le Fs, d’intesa con il governo, hanno l’obiettivo di chiudere un accordo con i partner e firmare l’accordo per l’acquisto delle attività di Alitalia entro il 31 marzo. L’a.d. di Fs, che ieri era a Milano per presentare il piano d’investimenti di Rfi in Lombardia nei prossimi cinque anni (14,6 miliardi, su 58 complessivi del gruppo Fs entro il 2013), dovrà dare fondo a tutte le sue capacità negoziali e diplomatiche.
A Londra ieri c’erano i rappresentanti delle tre compagnie con gli advisor finanziari e industriali (Mediobanca, McKinsey e Oliver Wyman per Fs, Credit Suisse per Delta, Citibank per easyJet).
Alla Camera il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha risposto a interrogazioni su Alitalia, mostrando una linea più prudente rispetto agli slanci del ministro Luigi Di Maio, che ha parlato di soluzione della crisi Alitalia con Fs e Mef «oltre il 51%». «Non c’è in campo il tema di una ri-nazionalizzazione di Alitalia, la soluzione non può che essere di mercato, trainata da soggetti di rilievo», ha detto Tria. «Il negoziato con Delta e easyJet fa intravedere la possibilità di una nuova compagine azionaria» per Alitalia. «Ove si concluda positivamente e produca un piano industriale robusto, compatibile con la normativa italiana e quella europea che permetta di stare sul mercato senza aiuti di Stato, il Mef – ha detto Tria – potrà partecipare alla new company, ma in assenza di un piano industriale né di offerte precise non posso rispondere» sull’entità della partecipazione.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha detto che ci vuole una «compagnia italiana» e che Alitalia non deve essere «svenduta a compagnie estere». «A me interessa che chi vuole arrivare in Italia ci arrivi, perché il turismo è il nostro petrolio», ha detto Salvini. «(…) mi interessa che non ci sia una compagnia di bandiera svenduta a compagnie estere, che poi farebbero gli interessi dei propri Paesi: senza ricommettere gli errori del passato, è troppo importante avere una compagnia di bandiera italiana che riapra rotte che erano state chiuse».

Gianni Dragoni

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