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Alitalia, easyJet apre al negoziato «Pronti a valutare l’ingresso al 49%»

EasyJet non chiude all’ipotesi di un’Alitalia con una maggioranza italiana. Ma vuole capire le intenzioni del governo. È quanto spiega l’ad Johan Lundgren al Corriere a bordo dell’Airbus A321neo, il nuovo aereo della low cost europea.

Nessun passo indietro. E però niente azioni spericolate. «Ribadiamo il nostro interesse per una parte di Alitalia», spiega Lundgren riferendosi al lotto aviation. Anche dopo le parole del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli su un’Alitalia al 51% italiana (ribadite da Matteo Salvini). «Non abbiamo ancora parlato con il governo e non abbiamo ricevuto alcun messaggio su questo argomento», continua l’ad. «Dovremmo discutere con loro la proposta e capire a cosa stanno pensando».

In easyJet ricordano che se sui voli intercontinentali Alitalia guadagna, nelle tratte nazionali ed europee perde soldi. Un segmento dove la low cost britannica fa profitti, tanto da registrare 1,8 miliardi di euro di ricavi nel trimestre aprile-maggio-giugno, +14% sullo stesso periodo del 2017.

Sul dossier Alitalia easyJet se la deve vedere con il gruppo Lufthansa. Contattata dal Corriere sull’idea di Toninelli dal quartier generale tedesco scelgono il silenzio. E dopo la lettera dell’ad Carsten Spohr al vicepremier Luigi Di Maio non sarebbero stati fatti passi avanti. La terza in gara e la low cost ungherese Wizz Air.

«Alitalia può sopravvivere se entra in un grande gruppo: del resto anche Lufthansa e British Airways si trovano in agglomerati», ragiona Oliver Clark, della società specializzata FlightGlobal. «Bisognerebbe vendere i pezzi più pregiati di Alitalia e smantellare il resto», aggiunge Andrew Charlton, analista di Aviation Advocacy, che vede in easyJet la soluzione migliore. «Serve un’Alitalia che faccia bene. Altrimenti ad ogni passaggio arriva un qualche salvatore della patria e poi pagano i cittadini», dice il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

Intanto incombono le scadenze. La compagnia, salvo modifiche, deve essere venduta entro il 31 ottobre. Poi tocca restituire il prestito di 900 milioni di euro. Denaro sul quale indaga la Commissione europea che sospetta l’aiuto di Stato.

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