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Alitalia, Delta c’è. Ma soltanto fino a 100 milioni. Vuole il 10%

Un partner industriale concreto, uno «fantasma» e un piano di rilancio ancora da concordare e con diversi nodi da sciogliere. A dieci giorni dal 21 novembre, data entro la quale bisognerà inviare l’offerta vincolante, dopo l’incontro con Ferrovie e Atlantia ieri sera i commissari straordinari di Alitalia (Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari) sono tornati a casa con poche certezze e un appello ai due soci italiani della cordata: «Fate presto».

Delta Air Lines ribadisce l’investimento «fino a 100 milioni di euro per il 10%». Quel 10% — spiegano tre fonti al Corriere — potrebbe diventare anche il 12,5%: non perché gli americani decidono di investire di più, ma per effetto della riduzione del fabbisogno necessario per l’avvio della nuova Alitalia da un miliardo a 800 milioni. Il valore — viene sottolineato — potrebbe assottigliarsi se al momento della cessione in cassa ci sono più soldi del previsto o se il valore dei biglietti venduti è superiore alle stime.

Nelle discussioni di ieri pomeriggio con i commissari Ferrovie e Atlantia hanno confermato la «politica dei due forni»: colloqui costanti con Delta, ma incontri anche con Lufthansa. Riunioni tecniche con i tedeschi sono previste a Roma anche oggi e domani — riferiscono le fonti —, nonostante il gruppo continui a non chiarire i due punti chiave. Il primo: se è disposto a metterci soldi (e quanti) nella newco. Il secondo: con quale flotta e quanto personale secondo loro dovrebbe ripartire la compagnia. Da Francoforte un portavoce di Lufthansa replica al Corriere che non ci sono novità.

La disponibilità a trattare ancora con la società tedesca, però, avrebbe indispettito la terna commissariale non perché ci sia una preferenza per Delta, ma perché il tempo stringe e i commissari non vogliono trovarsi a dover chiedere un’ottava proroga al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli la mattina del 21 novembre.

Secondo le fonti già oggi si potrebbe procedere a un negoziato in esclusiva con Delta Air Lines. Ma Atlantia non si ritiene soddisfatta del ruolo che gli americani prevedono per la nuova Alitalia nella prossima joint venture (dove in prima linea ci sono anche Air France-Klm e Virgin Atlantic) che regola i collegamenti Europa-Usa, il segmento di mercato più profittevole per il vettore tricolore. Dagli Stati Uniti fanno notare che rispetto all’ipotesi di Lufthansa il loro piano di rilancio consente ad Alitalia di avere un’offerta transatlantica maggiore dell’alternativa tedesca.

In Delta si chiedono se il vero tema non sia Atlantia. Gli americani temono che la mancanza di garanzie istituzionali sulle concessioni autostradali sia l’unico ostacolo alla costituzione della cordata guidata da Ferrovie: in assenza di quel chiarimento — è il ragionamento — Atlantia potrebbe preferire di prendere altro tempo su Alitalia.

Ma tempo non ce n’è. In Europa il consolidamento ha subìto un’accelerazione con l’acquisto di Air Europa da parte di Iag (holding di British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus). Se non si decide presto, sostengono i commissari, Alitalia rischia di essere emarginata e schiacciata. Un’Alitalia fallita — ricordano le fonti — non dispiacerebbe a Lufthansa, dispiacerebbe di certo a Delta.

Leonard Berberi

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