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Alitalia, convocati i commissari. L’ipotesi nazionalizzazione

Il ritorno dello Stato. A evocare la nazionalizzazione di Alitalia come rimedio alla crisi dell’ex compagnia di bandiera è il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. «Una soluzione si troverà», dice, ipotizzando così un intervento diretto per mano pubblica, esercitato da un supercommissario o un manager di Stato. «La nazionalizzazione può non essere per forza un evento negativo. Il problema — osserva Patuanelli — è capire se la politica sarà in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo trombati. Tra le ipotesi quella di fare una struttura commissariale che abbia come obiettivo la ristrutturazione e poi la remissione sul mercato o la nazionalizzazione».

Un percorso che non dispiace ai sindacati, salvo dovere transitare per la risoluzione di un lungo elenco di problemi. Uno dei tanti, per esempio, è l’attuale commissariamento di Alitalia, con i tre commissari straordinari Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari alle prese con l’evidenza che il bando per la vendita si è chiuso con un flop malgrado sette proroghe. La compagnia intanto brucia cassa e il nuovo prestito ponte, dopo quello di 900 milioni del 2017, per garantire la continuità aziendale è già sotto la lente di Bruxelles. «La Commissione Ue è in contatto con le autorità italiane sul prestito da 400 milioni», ha scritto la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, dove specifica che «gli stati devono notificare misure che comprendono aiuti di Stato», ricordando la possibilità di aprire un’indagine formale, come già fatto per il precedente prestito da 900 milioni. Patuanelli deve fare i conti anche con lo spettro della liquidazione, un atto che figura tra gli obblighi dei commissari in assenza di un compratore. Certo è che il governo vuole scongiurare questa eventualità.

Ieri sera il ministro, non a caso, ha convocato i commissari per fare il punto su una vicenda che appare di giorno in giorno più complicata. Il consorzio capitanato da Ferrovie dello Stato, con Delta Airlines, Atlantia, e il ministero dell’Economia non è più una soluzione percorribile, obbligando così Patuanelli a mettersi a caccia di alternative. Nella girandola di rimedi figurano l’intervento di Invitalia, la possibilità di ripescare chi già si era presentato per manifestare interesse come il gruppo Toto e German Efromovich e, soprattutto, un ruolo in partita di Lufthansa. La possibile presenza della compagnia tedesca spaventa i sindacati, perché paventano come esito finale uno spezzatino di Alitalia con migliaia di esuberi. Un passaggio che dovrà, probabilmente, essere preceduto dall’avvio di una nuova gestione commissariale.

Andrea Ducci

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