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Alitalia, commissari al lavoro sui costi

Il collegio dei commissari di Alitalia ha iniziato a lavorare al piano di ristrutturazione da consegnare entro 6 mesi (prorogabili di 3mesi) al governo: l’obiettivo è quello di «valorizzare la compagnia, e questo passa per un rilancio industriale: per trovare un partner dobbiamo essere appetibili, un’azienda efficiente, che vola e va bene», ha sintetizzato Luigi Gubitosi.
La legge Marzano affida ampi poteri ai tre commissari, e il loro lavoro non si esaurisce certamente ad ottobre visto che il loro mandato non ha scadenza. In prima istanza, dunque, si cerca un partner industriale, ma prima occorre ripulire i conti della compagnia, eliminare sovraccosti che allontanano possibili partner, iniziando dalla rinegoziazione dei contratti d’assicurazione sul prezzo del carburante: «Per il 2016 erano stati fatti contratti per non pagare il carburante più di 68 dollari – ha aggiunto il commissario straordinario intervistato da Night Tabloid sulla Rai -, peccato che il prezzo del petrolio è andato più in basso, a 48 dollari circa. Oggi questa differenza vale circa 128 milioni di euro ed è questa la prima cosa su cui stiamo lavorando». Gubitosi ricorda che «il potere del commissario è anche quello di poter sciogliere certi contratti. Siamo tre commissari, ma tendo a pensare che saremo dell’idea di scioglierli».
Oggetto della rinegoziazione saranno anche i contratti di leasing – Alitalia ha due terzi della flotta aerea in leasing -, le forniture, insieme ad un nuovo contratto di lavoro, considerando che a dicembre Assaereo (l’associazione datoriale alla quale aderisce Alitalia) ha dato la disdetta del contratto nazionale, ma il tavolo per il rinnovo con il sindacato dopo un paio di incontri è saltato. Con il superamento di queste criticità Gubitosi è convinto che «Alitalia possa essere competitiva e trovare un interesse». Quindi il tema dei costi del personale – oggetto del preaccordo con i sindacati bocciato dal referendum – è stato solo «rinviato, non eliminato», e la soluzione – avverte il manager – «non sarà indolore», anche se adesso la parola d’ordine è «lavorare sul clima interno, creando un clima di fiducia» con i lavoratori, necessario per rilanciare la compagnia.
I due prossimi passaggi sono rappresentati dall’erogazione del prestito ponte da parte dello Stato per 600 milioni, che avverrà a prezzo di mercato, con un tasso di interesse pari all’Euribor a sei mesi maggiorato di mille punti base (in sostanza il 9,75%, pari a 58,5 milioni di interessi), che in base al Dl pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 2 maggio, dovranno essere rimborsati «entro sei mesi dall’erogazione, in prededuzione, con priorità rispetto a ogni altro debito della procedura». I 600 milioni secondo Gubitosi «sono sufficienti» per coprire un arco temporale ampiamente superiore ai sei mesi. L’erogazione avverrà con un decreto interministeriale Mise-Mef entro 5 giorni dal Dl, dunque entro domani. Sono risorse essenziali per Alitalia che ha debiti complessivi per 3 miliardi e sta finendo la liquidità per pagare fornitori e stipendi. Come più volte confermato dal governo, il ritorno alla mano poubblica «non è un’opzione».
L’altro passaggio chiave è il bando per verificare le manifestazioni di interesse, previsto entro 15 girni dalla pubblicazione del decreto. Per Alitalia è importante che durante l’amministrazione straordinaria si continuino ad acquistare i biglietti, per avere ricavi: Gubitosi conferma che Alitalia «vola e continuerà a volare come ha sempre fatto. I voli sono estremamente regolari, l’obiettivo è che l’utente Alitalia non si accorga di nulla»

Giorgio Pogliotti

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