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Alitalia, Colaninno pronto alla riconferma

Il dopo-Colaninno all’Alitalia potrebbe cominciare con una sorpresa: la conferma di Roberto Colaninno presidente della compagnia privata che sarebbe fallita se non ci fosse stato il piano di salvataggio da 500 milioni sostenuto soprattutto dalle banche (Intesa Sanpaolo e Unicredit) e da Poste Italiane, cioè dallo Stato. L’ipotesi di un Colaninno-bis è emersa ieri nelle consultazioni tra i soci, a sorpresa perché Colaninno aveva annunciato al Sole 24 Ore (il 5 novembre) che si sarebbe dimesso.
Completata la ricapitalizzazione e ottenuti nuovi prestiti per 200 milioni dalle banche, Alitalia affronta la prova del rinnovo del consiglio di amministrazione, l’assemblea del 13 gennaio eleggerà il nuovo cda sulla base delle liste che i soci devono presentare entro oggi.
Le consultazioni tra i soci, vecchi e nuovi, per decidere il nuovo cda sono in pieno svolgimento. È saltato un incontro che ieri era previsto a Palazzo Chigi con il governo. Ma ancora non c’è un accordo. C’è un braccio di ferro sulle posizioni del presidente e dell’amministratore delegato e sul numero dei consiglieri: dovevano essere ridotti da 19 a 9, ora sembra che saranno almeno 11.
Alitalia perde parecchi soldi (più di 300 milioni nel 2013), ha quote di mercato in declino per l’assalto delle low cost (Ryanair, easyJet e Vueling in particolare: tutte volano da Roma Fiumicino, il principale scalo di Alitalia) e gli scarsi investimenti in aerei, non ha la cassa sufficiente per arrivare al prossimo inverno, nel suo piano industriale non prevede di raggiungere l’utile prima del 2016, tuttavia le sue poltrone attirano sempre i manager nostrani.
Nell’annunciare l’intervento di Poste nella ricapitalizzazione di Alitalia, il 10 ottobre, una nota di Palazzo Chigi indicava le condizioni poste dal premier, Enrico Letta: «Discontinuità e rinnovamento», «nuovi organi societari», «profonda revisione del piano industriale». Molti avevano visto in queste parole l’indicazione di un cambiamento del vertice, con l’uscita di Colaninno e dell’a.d. Gabriele Del Torchio, il “ducatista” in carica dal 6 maggio 2013, non responsabile degli errori che hanno portato a un passo dall’insolvenza l’Alitalia-Cai voluta nel 2008 da Silvio Berlusconi.
Adesso però, incassati i soldi, il vento sembra cambiato. Del Torchio non ha mai parlato di andarsene. Secondo diversi soci dovrebbe rimanere, uno dei maggiori sostenitori è banca Intesa, l’azionista principale (circa il 21%) sia per l’impiego di capitale diretto sia per la provvista fornita ad alcuni soci, tra i quali il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi, candidato al cda. Per la carica di a.d. alcuni azionisti hanno interpellato un manager del gruppo Finmeccanica, Giuseppe Giordo, a.d. di Alenia Aermacchi, già a capo di Alenia North America.
Sulla presidenza circolano varie ipotesi. In origine si è parlato della nomina di un manager indicato dalle Poste, secondo azionista con il 19%: potrebbe essere lo stesso a.d. Massimo Sarmi, il quale deve valutare la compatibilità con l’incarico alle Poste, ben remunerato (almeno 1,5 milioni lordi l’anno) e in scadenza in maggio, ma rinnovabile. Altra voce circolata è la chiamata di Domenico Cempella, ex a.d. di Alitalia fautore dell’alleanza con Klm e del trasloco a Malpensa nel 1998. In serata Atlantia, socio con l’8% e azionista di controllo di AdR, ha smentito che il suo a.d. Giovanni Castellucci possa fare il presidente di Alitalia. Di fronte alle divergenze ieri pomeriggio è emersa l’ipotesi di confermare Colaninno presidente (è in carica da 5 anni) insieme a Del Torchio amministratore delegato.
I sostenitori di questa opzione la motivano come una «scelta transitoria» in attesa che si completino i colloqui con Etihad, la compagnia di Abu Dhabi che sta studiando i conti di Alitalia per un’alleanza e una possibile iniezione di capitale fino a 350 milioni. I tempi di questo eventuale accordo, che secondo ripetute indiscrezioni giornalistiche a metà dicembre veniva dato come probabile prima di Natale, non sono però brevi. Fonti qualificate riferiscono che una prima intesa preliminare potrebbe esserci a fine gennaio, mentre l’ingresso di Etihad nel capitale si potrebbe concretizzare non prima di marzo-aprile. I tempi non sono brevi e permane incertezza su un accordo.
Le liste dei candidati dovrebbero essere almeno due o tre, anche una di Air France-Klm. Ieri c’è stato un brevissimo cda, per comunicare le quote azionarie dopo la conversione del prestito obbligazionario lanciato 11 mesi fa: tra quanti hanno convertito Air France-Klm, Colaninno, Marcegaglia, Pirelli e Maccagnani.

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