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Alitalia chiede il commissariamento

I vertici di Alitalia chiedono al governo la nomina di un commissario straordinario dopo il «no» al referendum sul piano di salvataggio «nell’impossibilità di ricapitalizzare l’azienda». L’esecutivo, però, ribadisce: «La nazionalizzazione è da escludere». Ma il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, rassicura: l’Italia negozierà «un prestito ponte finanziario con l’Ue per sei mesi a condizioni molto precise», condizioni che dovranno rispettare le severe norme comunitarie su ristrutturazioni e salvataggi aziendali. L’ipotesi viene confermata anche da Bruxelles «nel rispetto delle rigide regole Ue».

Ieri il Consiglio di amministrazione dell’ex compagnia di bandiera (partecipata da Etihad al 49%) ha comunicato all’Ente nazionale aviazione civile (Enac) la decisione di avviare la procedura per il commissariamento. Ora tocca all’assemblea dei soci dell’azienda, convocata in prima istanza domani e in seconda il 2 maggio, confermare la proposta. La situazione è drammatica: per ora gli aerei continuano a volare, ma le casse della società sono quasi vuote e qualcuno teme che dopo metà maggio il rischio di fermare i voli sia altissimo. Del resto ogni mese i costi vivi ammontano a 217 milioni tra diritti di traffico e scarico, carburante, personale, manutenzione e noleggio degli aeromobili.

Dopo l’esito del referendum il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ai microfoni di SkyTg24 dice: «Il no produce un problema di molto difficile soluzione e danni agli stessi lavoratori: adesso dobbiamo gestire la transizione nella maniera più equilibrata possibile per ridurre al minimo le sofferenza di tutti». L’esecutivo starebbe puntando sul commissario straordinario unico (ma ne potrebbe nominare anche tre): ad assumere l’incarico potrebbero essere quello che era il presidente designato di Alitalia, Luigi Gubitosi, o Enrico Laghi, il commercialista romano già commissario dell’Ilva e presente in molti cda di aziende pubbliche e private.

Sul fronte aziendale, il numero uno di Etihad e vicepresidente di Alitalia, James Hogan, che entro il 2017 lascerà la compagnia emiratina (i ben informati dicono anche per colpa della crisi del vettore italiano oltre che di Air Berlin), giudica il risultato del voto «una sconfitta per tutti: i dipendenti, i suoi clienti, i suoi azionisti e lo stesso Paese, di cui Alitalia è un ambasciatore in tutto il mondo».

Anche tra le forze politiche c’è preoccupazione: Pierluigi Bersani (Mdp) si schiera a difesa dei lavoratori: «Quando si esprimono non sono degli irresponsabili: sanno benissimo qual è la situazione». Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, invita a «cercare fino in fondo una soluzione». Intanto Lufthansa prende le distanze dalle voci su un suo possibile interesse ad acquisire l’Alitalia: «È una speculazione e non commentiamo le speculazioni», spiegano dalla compagnia tedesca.

Clima pesante tra i sindacati. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, guarda avanti: «Bisogna ripartire da un piano industriale credibile, sostenuto anche dalle banche e dal governo, con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti». Ma Michele dell’Orco (M5S) su Twitter la attacca: «Prima invita a votare “sì” al referendum e poi, dopo la vittoria del “no”, chiede un piano industriale credibile. Il suo sindacato è patetico su Alitalia». E il commento viene ritwittato anche dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che aggiunge: «Come al solito i sindacati…». Il pensiero della Camusso viene condiviso da Annamaria Furlan, leader della Cisl: «Speriamo che il commissariamento sia la strada per un rilancio dell’azienda». E Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, osserva: «L’Italia non può permettersi di perdere l’Alitalia».

Francesco Di Frischia

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