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Alitalia, Cempella verso la presidenza. La spinta su Etihad

ROMA — Un consiglio d’amministrazione più snello, composto da 11 consiglieri, per Alitalia. Mentre alla presidenza si fa sempre più probabile l’arrivo di uno dei protagonisti dell’aviazione civile italiana: Domenico Cempella, classe 1937, già ad di Alitalia nel periodo 1996-2001.
Ieri è stata una giornata fitta di consultazioni per la compagnia tricolore che lunedì 13 riunirà la propria assemblea per nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Tutto dovrà cambiare all’indomani dell’aumento di capitale che ha mutato l’assetto societario della compagnia, ridimensionando il ruolo di Air France-Klm, e facendo entrare in consiglio tre soci nuovi: Unicredit, Poste Italiane e Antonio Percassi. Ieri avrebbero convertito le proprie obbligazioni di Alitalia i soci Pirelli e Marcegaglia. Le liste che saranno presentate oggi saranno almeno due per evitare che il crearsi di patti che superino il 50% determini l’obbligo di Opa (offerta pubblica di acquisto) in base allo statuto. La scelta del presidente non è facile in un momento in cui c’è una compagnia che sta valutando l’acquisto di una quota importante ma che non ha ancora espresso la volontà di avviare una trattativa esclusiva.
Ma il fatto che l’attuale presidente Roberto Colaninno abbia chiamato l’assemblea per lunedì, e che gli arabi per la stessa giornata abbiano convocato un’importante conferenza stampa, sembra più che una coincidenza. Per quella data Etihad dovrebbe sciogliere la riserva e confermare la volontà di trattare l’acquisto, ponendo una serie di condizioni, tra queste, precise indicazioni su chi dovrà guidare la compagnia. Ecco perché è impossibile che in queste ore la compagnia emiratina sia stata a guardare mentre andava componendosi il board che guiderà Alitalia. E mentre Atlantia, tra i soci principali, smentiva le voci che davano l’ad Giovanni Castellucci quale nuovo presidente, si faceva sempre più solida l’ipotesi dell’arrivo di Domenico Cempella, in concorrenza con altre voci, di fonte aziendale, che parlavano di una proroga di Colaninno fino all’ingresso ufficiale di Etihad nella compagnia.
Quanto al negoziato con gli arabi, a palazzo Chigi ieri non ci sarebbero stati ulteriori incontri ufficiali, ma i contatti sarebbero continui perché Etihad ha già elaborato le condizioni essenziali per il suo ingresso, tra cui fondamentale resta il negoziato con le banche, oltre all’accordo con i sindacati e con gli scali interessati dall’operazione, prima fra tutti quello di Fiumicino.
Il tempo intanto scorre e le risorse raccolte finora, 200 milioni di prestito da Intesa Sanpaolo e Unicredit, non sembrano bastare a condurre la compagnia fino a primavera, quando l’accordo con Etihad potrebbe perfezionarsi.

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