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Alitalia, il cda di Fs approva l’offerta Fumata nera di Eni, Leonardo e Cdp

Il piano di salvataggio di Alitalia ha ricevuto ieri il “no” secco dell’ Eni, una presa di distanza di Leonardo e il veto del presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, al coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti (Cdp). E uno dei vettori potenzialmente interessati, Lufthansa (l’altro sarebbe Delta), ha messo in chiaro che «non ha in programma di investire nella compagnia insieme al governo» italiano.
L’offerta delle Fs per l’acquisto di Alitalia però va avanti. Le Fs procedono da sole, con un’offerta vincolante per l’acquisto di tutte le attività della compagnia, condizionata all’ingresso nella «new company» di altri partner. Un’operazione in due tempi: se non si dovessero realizzare le condizioni, le Fs si ritirerebbero.
L’offerta è stata approvata ieri dal cda delle Fs, con l’autorizzazione del governo, messa per iscritto in una lettera della presidenza del Consiglio. Da piazza della Croce Rossa è stato diffuso questo comunicato: «Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane, riunitosi oggi sotto la presidenza di Gianluigi Vittorio Castelli, ha deliberato di presentare l’offerta per l’acquisto dei rami d’azienda delle società Alitalia-Società Aerea Italiana e Alitalia Cityliner».
L’offerta sarà presentata oggi al notaio Nicola Atlante, incaricato dai tre commissari che dal 2 maggio 2017 hanno in gestione Alitalia. Oggi a mezzanotte scade il termine fissato dalla legge per «l’espletamento» della procedura di cessione.
Almeno per alcuni mesi ancora la compagnia resterà affidata ai commissari. Dovranno aprire la busta delle Fs, valutarla, analizzarne le condizioni. È l’unica offerta vincolante per Alitalia. I commissari dovranno valutare se occorre fare una trattativa con Fs o se, dopo aver vagliato la proposta, fare immediatamente la proposta al ministero dello Sviluppo economico, al quale spetta accettarla e approvare la cessione.
Anche dopo questo via libera, la compagnia resterà affidata ai commissari, perché occorrerà attendere l’autorizzazione dell’Antitrust europeo all’integrazione Fs-Alitalia. Bruxelles impiega da due a sei mesi per dare disco verde alle concentrazioni, salvo complicazioni.
Il nocciolo della questione da cui dipende il buon esito del piano di salvataggio riguarda l’individuazione dei partner che dovrebbero affiancare le Fs nella «newco» Alitalia. Il gruppo guidato da Gianfranco Battisti non intende accollarsi l’intero rischio Alitalia, ma insieme al governo ha l’obiettivo di dividere la quota pubblica, che sarebbe almeno il 51% del capitale, con altre società controllate dal ministero dell’Economia.
Nessuno fa salti di gioia per partecipare. Lo dimostrano la netta presa di distanza dell’Eni («Non siamo stati coinvolti in alcuna operazione su Alitalia e l’ipotesi di un nostro ingresso nella compagnia è priva di fondamento», ha detto un portavoce del cane a sei zampe) e quella, più sfumata, di «fonti vicine» a Leonardo (l’ex Finmeccanica «non ha e non prevede di avere alcun ruolo sul dossier Alitalia»). Le ipotesi di allargamento ad altri soggetti pubblici sono però nel dossier all’esame di Fs e del governo. E la decisione «politica» su chi coinvolgere sarà calibrata, insieme al governo, nel momento di chiudere il dossier. Per completare questo lavoro c’è tempo almeno fino alla fine dell’anno. Ma i tempi potrebbero slittare a gennaio 2019.
Dovrebbe far parte dell’operazione la Cdp, controllata all’83% dal Mef. Il presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo Guzzetti, che rappresenta le fondazioni bancarie azioniste di Cdp con il 15,9%, ha messo le mani avanti: «In Alitalia Cdp non deve mettere un euro per nessuna ragione e siccome sono votazioni con maggioranza qualificate il sistema delle fondazioni mi ha dato mandato di dire che noi non voteremo investimenti in Alitalia». Il ruolo di Cdp è da definire, si è parlato di un coinvolgimento nel finanziamento dell’acquisto di aerei.
Insieme alle Fs lavorano al «Progetto Az» diversi advisor. Oltre a Mediobanca, c’è Oliver Wyman per la parte industriale e commerciale (non c’è Boston Consulting group, contrariamente a indiscrezioni), Cleary Gottlieb per il legale e, tra gli altri, McKinsey.
Il compito più difficile sarà convincere un robusto vettore straniero a entrare nella “nuova” Alitalia, senza il quale difficilmente la nuova compagnia ferro-aereo potrà decollare.

Gianni Dragoni

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