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Alitalia cancella l’obbligo d’Opa

Il cantiere di Alitalia-Cai continua a produrre accordi per favorire l’arrivo di Etihad, ma l’ingresso dei soci arabi nel capitale è rimandato almeno alla fine di aprile.
Il «closing» degli accordi con Etihad è previsto per fine aprile, è trapelato dall’assemblea di Alitalia che ieri ha modificato lo statuto. Segno che ancora molti punti devono essere chiariti. Tra tutti, la questione del debito finanziario che Etihad vuole venga abbattuto. Ma le banche fanno resistenza. Dunque il presidente Roberto Colaninno e gli altri soci dovranno attendere l’arrivo di almeno 300 milioni di euro freschi nelle casse della compagnia, se andrà in porto l’«unione» (questo il significato in arabo di Etihad) con i soci arabi.
L’assemblea degli azionisti di Alitalia ha eliminato ieri dallo statuto l’obbligo di lanciare un’Offerta pubblico d’acquisto (Opa) su tutto il capitale qualora un socio arrivi a controllare più del 50% del capitale, sia per proprietà diretta sia attraverso accordi con altri soci.
Questa norma era nello statuto della Cai dalla nascita. Era stata spiegata con la necessità di dare una garanzia soprattutto alla moltitudine di soci più piccoli, nell’eventualità che i principali azionisti tra i Capitani coraggiosi, come Riva, Intesa Sanpaolo, Benetton o Colaninno, avessero ceduto le loro quote a Air France-Klm tagliando fuori gli altri, oppure se questi avessero stipulato un patto di sindacato con i franco-olandesi. Secondo alcune interpretazioni, la cancellazione della clausola sull’Opa sarebbe stata dettata dalla volontà di favorire l’ingresso di Etihad.
La compagnia degli Emirati Arabi Uniti non potrà comprare più del 49,9%, altrimenti Alitalia perderebbe i diritti di volo. Forse la quota degli arabi, in caso di accordo, si fermerà al 40 per cento. Ma Etihad potrebbe volersi cautelare stipulando un patto di sindacato o altro accordo con le banche, Intesa è il primo azionista con il 20,59% e Unicredit il terzo con il 12,99%, oppure con le Poste (19,48%), o con la Immsi di Colaninno (10,19%).
Le quote dei piccoli si sono polverizzate dopo la ricapitalizzazione di 300 milioni conclusa a fine 2013. Soci come Salvatore Mancuso, Achille D’Avanzo, Antonio Orsero, Carlo Toto, la famiglia Angelucci non avendo sottoscritto la ricapitalizzazione sono finiti sotto l’1 per cento, o poco sopra come la G&C Holding dei Carbonelli D’Angelo, venditori di pigiami e biancheria. Nei lavori assembleari c’è stato molto da fare per l’avvocato Sergio Erede e i legali del suo studio, consulenti che non sono stati tagliati nell’austerità varata dall’a.d., Gabriele Del Torchio. L’assemblea ha anche deliberato la riduzione da cinque a tre dei sindaci effettivi. La riduzione del collegio presieduto da Giovanni Barbara (che guida anche i sindaci della Piaggio di Colaninno dal 2004) scatterà con l’assemblea che approverà il bilancio 2013, con un rosso previsto di oltre 300 milioni.
Il 24 febbraio Alitalia incontrerà i sindacati per discutere la riduzione del costo del lavoro, dopo l’accordo del 14 febbraio che prevede, per due anni, cigs per un equivalente di 1.437 addetti di terra a tempo pieno e contratti di solidarietà per 801 naviganti. I sacrifici toccano 2.238 i dipendenti «equivalenti» (per la cigs ci sarà rotazione tra 4.525 addetti). Ma, considerando anche i circa 700 dipendenti in cigs per 4 anni per l’accordo del marzo 2011, la ristrutturazione colpisce 2.938 addetti, cioè il 21% dell’occupazione del gruppo. La compagnia ha fatto sapere che secondo l’americana FlightStats Alitalia è la decima nel mondo per puntualità nel 2013, con l’83,65% dei voli in arrivo e l’84,62% delle partenze. In questa classifica le più puntuali sono Jal, Finnair e Klm, Lufthansa è ottava. Alitalia sarebbe quindi più puntuale di Etihad.

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