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Alitalia, British pronta alle vie legali

Resta alta la tensione su Alitalia. L’incasso dei primi 130 milioni di euro della ricapitalizzazione da 300 milioni avvenuto venerdì non ha dissipato le incertezze sull’operazione, soprattutto per i dubbi espressi dal socio forte, Air France-Klm. Neppure le banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit, chiamate a un apporto sia come azionisti sia con nuove linee di credito, hanno sciolto le riserve sui 200 milioni di finanziamenti da erogare.
L’attenzione è puntata sul piano industriale che Alitalia deve presentare per convincere i soci, le banche e la «promessa sposa» (dal premier Enrico Letta), cioè Poste Italiane. Poste dovrebbe entrare con 75 milioni: la società guidata da Massimo Sarmi ha formalizzato l’incarico a PricewaterhouseCoopers per una verifica dei conti (due diligence) della compagnia. Prima del sì definitivo, Poste dovrà essere autorizzata dal cda e dall’assemblea dei soci, cioè dal ministero dell’Economia.
Secondo fonti industriali i soci di Alitalia hanno chiesto all’amministratore delegato, Gabriele Del Torchio, di rendere più incisivo il piano di tagli di cui sono già trapelate indiscrezioni, riferito a una riduzione di capacità nel breve e medio raggio con 22 aerei a terra, da cui discenderebbero 2.000 esuberi. Gli ulteriori tagli richiesti dovrebbero portare a ulteriori sacrifici sul personale ma non alla flotta.
All’assemblea del 14 ottobre Del Torchio ha informato i soci che le «criticità» emerse nell’ultimo mese, dal «progressivo deterioramento» delle vendite ai rapporti «tesissimi» con «alcuni fornitori strategici», «unitamente al tempo occorso per definire la manovra che sarà (sperabilmente) approvata, incidono significativamente sul risultato di questo esercizio, peggiorandolo rispetto alle previsioni». Il primo semestre si è chiuso con una perdita di 294 milioni e un patrimonio netto consolidato negativo di 93 milioni.
Secondo voci esterne, Air France vorrebbe un’Alitalia alleggerita di 5mila addetti e con un debito ristrutturato, sui 2.537 milioni complessivi al 30 giugno (al lordo dei crediti, che assommano a 588,2 milioni). Sui 5.000 possibili esuberi non ci sono conferme di alcun genere.
In merito all’ipotesi che Air France-Klm non sottoscriva l’aumento (per la sua quota del 25% dovrebbe versare 75 milioni), Federico Ghizzoni, a.d. di Unicredit, ha espresso cautela: «Mi risulta che Air France sta facendo le sue valutazioni e che non ha ancora preso una decisione. Mi risulta però che gli esponenti di Air France in consiglio hanno votato a favore dell’aumento di capitale. C’è tempo ancora tre settimane. Non ho informazioni, né in senso negativo né in senso positivo».
Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, è più lapidario: «Mi auguro che Air France sottoscriva l’aumento di capitale». In caso contrario «vorrà dire che scenderà sotto l’11% e la ricerca di un partner internazionale sarebbe aperta ad altri». Ma i francesi non hanno solo un legame azionario con Alitalia. C’è un’alleanza commerciale e industriale avviata nel 2001, con molte attività comuni e un intreccio che non sarebbe indolore dipanare. Sciogliere i rapporti per cercare un altro partner, come pare sostenere Lupi, richiederebbe tempo e denaro, anche per le penali in caso di divorzio.
Willie Walsh, a.d. di Iag (Ba-Iberia-Vueling), ha detto che Iag sta «pensando attentamente di ricorrere alle vie legali perché si tratta di un palese aiuto di Stato». Secondo la delibera dell’assemblea, la ricapitalizzazione è valida se raggiunge almeno i 240 milioni. Il termine per sottoscrivere concesso agli azionisti scade a metà novembre. Ma per completare tutta l’operazione c’è tempo fino al 31 dicembre 2013. La via crucis è ancora lunga.

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