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Alitalia in bilico, governo in campo

Prima sospesa, per volontà dell’azienda. Poi riaperta dal governo. Che ha deciso di incontrare ieri separatamente i vertici di Alitalia. E questa mattina i tre leader dei sindacati Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. La trattativa — dopo quasi un mese di tavoli tecnici al ministero dello Sviluppo — ha ancora 24 ore per trovare una via d’uscita. Per consentire ad Alitalia di salvarsi e ai sindacati di non trovarsi di fronte ad una crisi di rappresentanza senza precedenti. Con 2.037 licenziamenti, la gran parte all’aeroporto di Fiumicino, su una città già piegata dalla crisi di Almaviva e dalla vertenza Sky.

La sensazione è che ormai si proceda più per inerzia. Tutti gli attori sono consapevoli che senza un accordo Alitalia fallisce. Con un costo sociale ancora più alto, che qualcuno quantifica in 7.500 esuberi. I sindacati però hanno dalla loro almeno due ragioni: nessun piano industriale è mai passato con il combinato disposto di un taglio del 20% secco della forza lavoro e una decurtazione ai salari di piloti e hostess del 30%; i vertici di Alitalia in questi ultimi tre anni hanno sbagliato strategia, non ricalibrandosi a dovere sul lungo raggio e consentendo perdite a pioggia sul corto e medio. L’azienda ha dalla sua almeno un’attenuante: Ryanair ed Easyjet sono state incentivate come in nessun altro Paese europeo, con tanto di dichiarazioni del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che qualche mese fa rivendicava 5 milioni di posti in più e nuove tratte sull’Italia.

Per questo l’esecutivo sta tentando di mediare consapevole che la natura ibrida della compagnia — privata, eppure percepita ancora come pubblica quando ci sono da effettuare i voli per destinazioni non remunerative (vedi Reggio Calabria) — investa anche lo Stato del compito di sostenerla.

Il punto di caduta è ancora complicatissimo da decifrare. Sugli esuberi, con la necessità di una rete sociale di protezione che metterà alla prova anche il neonato assegno di ricollocazione e l’Anpal, l’agenzia per le politiche attive guidata da Maurizio Del Conte. C’è l’ipotesi di una garanzia del Tesoro su nuove linee di credito e sui 200 milioni di euro di capitale aggiuntivo chiesto dall’attestatore del piano industriale. C’è la volontà di coinvolgere Invitalia, il braccio operativo del Mise, per un investimento-ponte. C’è l’urgenza di trovare un’intesa perché l’azienda rischia di lasciare gli aerei a terra, come ricorda il presidente in fieri di Alitalia, Luigi Gubitosi. «Il tempo scade», ha detto ieri invitando la controparte a essere più morbida. Invito (non) raccolto da Susanna Camusso: «L’azienda e lo Stato facciano di più». Bisogna capire quanto di più.

Fabio Savelli

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