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Alitalia, Atlantia c’è ma chiede tempo

Atlantia prenota un posto nel libro soci di Alitalia, ma chiede più tempo per ottenere le garanzie su piano industriale, gestione manageriale e azionariato.

Ieri, al termine della riunione del cda, il gruppo ha fatto sapere che il board «preso atto dell’interesse della società controllata Aeroporti di Roma per una compagnia di bandiera competitiva e generatrice di traffico, ha dato mandato al ceo Giovanni Castellucci di approfondire la sostenibilità ed efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia – inclusa la compagine azionaria e il team manageriale – e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa, riferendo in una prossima riunione consiliare per le opportune valutazioni ed eventuali connesse deliberazioni». Atlantia, dunque, forte di una delibera del cda si appresta a inviare la manifestazione di interesse a Mediobanca, advisor di Fs, per rilevare una quota del 30% circa in Alitalia.

Si tratta di un investimento di circa 300 milioni, sufficiente a coprire la quota mancante nella Newco Nuova Alitalia controllata da Fs e Mef. L’operazione, però, appare condizionata ad alcune verifiche. Partendo, come ribadito nella nota, da un piano industriale forte e più articolato rispetto a quello finora predisposto da Fs, ma anche integrato da rassicurazioni su azionisti della Newco e manager che la gestiranno. Inoltre, alcune fonti riferiscono della volontà di prevedere nella proposta allo studio di una sorta di way out di Atlantia tra tre anni al verificarsi di alcune condizioni. Su questo punto mancano però conferme ufficiali. È evidente che si tratta, dunque, di un processo che non potrà essere realizzato entro la scadenza del 15 luglio, ma che necessita di tempi più lunghi. Serve, in pratica, una proroga funzionale alla partecipazione di Atlantia al progetto della compagnia di bandiera. La palla dunque passa ora alla politica e agli altri soggetti in campo, da Fs al Mef.

Dopo un corteggiamento a tratti complesso, Atlantia si appresta dunque a completare il parterre dei soci della nuova Alitalia. Questo cambio di passo, dopo gli iniziali tentennamenti, si spiegherebbe da un lato con il pressing delle ultime settimane da parte dei soggetti in campo, dagli advisor (Mediobanca) a Fs e Delta, ma anche dal fronte politico dove l’inserimento del premier Conte avrebbe creato le condizioni per aprire concretamente il dossier. Inoltre, dato che il salvataggio della compagnia di bandiera procede parallelamente al confronto politico sulla revoca delle concessioni ad Aspi, avrebbero contribuito anche i recenti sviluppi sul fronte Autostrade. In particolare l’esito del parere della commissione creata al ministero dei Trasporti che ha fatto presente quanto sia complicato revocare unilateralmente le concessioni ad Autostrade. Salvo il Governo non voglia inciampare nel rischio di dover mettere seriamente mano al portafoglio. Un «assegno» che, nel caso specifico, si misurerebbe in miliardi, intorno ai 25.

Ieri S&P ha posto il titolo Altantia in credit watch negativo proprio per la vicenda del ponte Morandi, ma in generale l’impressione è che l’inserimento di Atlantia nel salvataggio della compagnia di bandiera possa quanto meno far calare la tensione delle ultime settimane e agevolare un dialogo più costruttivo. Tanto più che, almeno sulla carta, Atlantia rappresenta il candidato più solido tra quelli che finora hanno presentato la manifestazione di interesse per Alitalia.

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi il consorzio dovrebbe essere composto per il 35% circa da Ferrovie dello Stato, per una quota tra il 10 e il 15% dall’americana Delta e per una quota approssimativamente intorno al 15% dal Mef. Per la quota mancante nelle ultime settimane altri pretendenti si sono fatti avanti: tra questi German Efromovich, azionista di maggioranza della colombiana Avianca e Riccardo Toto, figlio del fondatore di Air One. Secondo fonti autorevoli, il vicepremier Luigi Di Maio vorrebbe contenere il peso della società dei Benetton affiancandole un quinto socio, dividendo a metà la quota del 35-40% ancora da assegnare. Tuttavia, almeno sulla carta, mancherebbero le condizioni finanziarie. Per essere presi in considerazione sia Toto sia Efromovich devono ancora presentare adeguate garanzie finanziarie a Mediobanca, l’advisor di Fs. Quelle finora rilasciate non sarebbero state considerate sufficienti e sarebbero state chieste informazioni aggiuntive.

Marigia Mangano

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