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Alitalia, arrivano tre commissari l’azienda va verso lo “spezzatino”

Il cda Alitalia ha scelto la strada del commissariamento. Il “no” al preaccordo è passato con una maggioranza schiacciante dei dipendenti e a questo punto governo e azionisti Alitalia puntano, come promesso, verso l’amministrazione straordinaria e la successiva liquidazione senza il paracadute pubblico, se non una congrua somma di “accompagno” da 300 milioni di euro per mantenere in quota le attività.
La prossima settimana l’assemblea dei soci avvierà le pratiche e l’esecutivo, il giorno dopo vedrà azienda e sindacati. L’Enac da parte sua, a breve convertirà il Coa, il certificato di operatore aereo, in un documento provvisorio, rinnovabile ogni mese, proprio per tutelare i viaggiatori.
I consiglieri di Alitalia ieri mattina hanno preso atto del “niet” dei dipendenti. E visto che non è possibile ricapitalizzare la società in assenza del via libera dei lavoratori, già martedì prossimo l’assemblea dei soci avvierà le pratiche che indirizzeranno in pochissimi giorni il gruppo aereo verso il secondo fallimento della sua storia.
A guidare Alitalia nei prossimi mesi sarà una troika di commissari — con Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e un terzo nome ancora in sospeso — che potrebbero scegliere una strada più netta rispetto a quella utilizzata per la compagnia di bandiera nel 2008. E cioè procedere spediti verso lo spezzatino delle attività che potrebbero far gola ai concorrenti: qualche aereo, immobili e la forza lavoro fatta da piloti, assistenti di volo (una minima parte) e pochissimi addetti di terra. Alla finestra ci sarebbero Lufthansa, Air France- Klm o anche Ryanair vero padrone dei cieli italiani. Proprio dall’Irlanda il numero due della compagnia, Kenny Jacobs si mantiene a distanza di sicurezza dal tema: «Quel che è accaduto è un problema che riguarda Alitalia — dice Jacobs a Repubblica — ma noi continueremo a crescere per i clienti di un Paese che apprezza i nostri servizi».
Ma attorno alle spoglie di Alitalia ci sono grandi manovre. Gli slot del vettore romano allo scalo di Fiumicino, ad esempio, fanno gola a Vueling, easyJet e alla stessa Ryanair che potrebbero in poche settimane sostituire i collegamenti di Alitalia verso l’Europa e l’Italia. Ecco perché la progressiva scomparsa della ex compagnia di bandiera non dovrebbe pesare sulla crescita dell’hub che nel primo trimestre 2017, nonostante una diminuzione della capacità operativa del 6% di Alitalia, ha messo a segno una performance positiva del 3%.
Dal fronte degli sconfitti, arrivano le dichiarazioni di James Hogan, numero uno del gruppo Etihad (al 49% in Alitalia): «Ci rammarichiamo profondamente per il risultato del voto. Ma supportiamo la decisione del cda di avviare le procedure previste dalla legge».
Mentre Antonio Di Vietri, segretario generale Anpac, sigla firmataria del piano bocciato, incassa il colpo e spiega che «c’è stato poco tempo per metabolizzare l’accordo. Quello dei dipendenti è stato un “no” dovuto alla rabbia accumulata negli anni. Noi abbiamo la coscienza a posto: se non avessimo firmato il documento il 14 aprile — rivela — avremmo solo anticipato questo dramma».

Lucio Cillis

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