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Alitalia, arriva il piano e spunta l’ipotesi di “prestare” 100 piloti

Prende forma la fase due del piano industriale che prova a riportare Alitalia in quota. Il cda della compagnia, iniziato lunedì, sta mettendo ordine alle questioni ancora aperte con l’aiuto dell’advisor Lazard e nel pomeriggio di oggi l’azienda incontrerà i sindacati.
Le linee di credito delle banche sono state sbloccate anche se ieri il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha ribadito che l’istituto «non parteciperà ad un eventuale nuovo aumento di capitale». Le risorse finanziarie per non essere nuovamente consumate nel giro di pochi mesi, hanno quindi bisogno di una strada ben tracciata e il piano industriale 2017-2021 cerca di cambiare la missione e l’idea di compagnia ereditata dalle precedenti gestioni.
Le indiscrezioni rivelano che Alitalia, nei prossimi mesi, metterà a terra 11 Airbus A320 e 2 Embraer 170. Un totale di 13 macchine di medio raggio che inevitabilmente toglieranno collegamenti nazionali alla rete attuale. La società ha in mente di cambiare radicalmente il “modello di business”, rivedendo innanzitutto alcune voci che incidono sui costi, come personale, leasing aerei, fornitori. il passaggio successivo prevede una nuovo offerta ai passeggeri e una compagnia che sulle tratte italiane e europee possa competere con Ryanair.
Allo stesso tempo la strategia di rilancio mira ad allungare il passo sul lungo raggio, con l’arrivo di una ventina di aerei Airbus A330 e Boeing 777. In questo passaggio tra dismissione e ingresso di nuovi velivoli 350 tra piloti e hostess rischiano però di restare a casa. Se per gli impiegati scatteranno in ogni caso le esternalizzazioni per 1.100 dipendenti e la cassa integrazione per almeno 300 persone, la messa a terra dei 13 aeroplani costerà esuberi per 100 piloti e 250 assistenti di volo. Per loro restano in piedi diverse ipotesi: la proroga della solidarietà, l’aspettativa e, su base volontaria, la possibilità di essere “prestati” ad altre compagnie satelliti dell’universo Etihad, da Air Seychelles a Air Serbia, in attesa degli aerei di lungo raggio. Il progetto di rafforzarsi sul lungo raggio è però legato allo sviluppo (o passo indietro) nella joint venture transatlantica dove Delta e Air France-Klm fanno il bello e cattivo tempo e lasciano a Alitalia briciole di utili. Se i due big di Sky Team accetteranno di condividere più ricavi con Alitalia allora buona parte dei 20 aerei saranno impegnati su nuove rotte. Altro problema, quello della gestione dell’alleanza europea con i franco-olandesi che traballa e scade il 13 gennaio. Se questi due temi andranno a buon fine per Alitalia potrebbero migliorare i conti a partire dal 2017. Ma se la “legge di Murphy” dovesse trionfare Alitalia ha già pronto nel cassetto un piano B che prevede il corteggiamento sempre più stretto di Lufthansa e il cambio di alleanza con il passaggio da Sky Team a Star Alliance. Che rischia di essere, però, un’operazione pesante sotto il profilo finanziario visto che il costo stimato per il recesso all’accordo potrebbe toccare i 250 milioni di euro.

Lucio Cillis

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