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Alitalia, arriva l’offerta Etihad Poste entra con 75 milioni

MILANO — Etihad Airways conferma, per la prima volta ufficialmente, «colloqui in corso con Alitalia», ma «per il momento» preferisce non fare ulteriori commenti. Già oggi, però, la compagnia di Abu Dhabi potrebbe presentare una manifestazione di interesse per avviare una trattativa in esclusiva con il vettore italiano. Sul piatto un investimento da 300-350 milioni di euro, per una quota tra il 30 e il 40%. Gli arabi diventerebbero così il primo azionista di Alitalia, dopo il passo indietro di Air France-Klm, che non ha aderito all’aumento di capitale, diluendosi dal 25 al 7%.
Alle 11 del mattino si riunisce intanto il consiglio di amministrazione di Alitalia, per dar conto della chiusura dell’aumento di capitale, dopo che anche il board di Poste Italiane ha dato il via libera alla sottoscrizione per 75 milioni con una seduta fiume nella notte tra mercoledì e giovedì. Era l’ultimo tassello amministrativo dopo che l’assemblea della società guidata da Massimo Sarmi, nella riunione del 20 novembre, aveva deliberato la modifica dello Statuto, includendo nell’oggetto sociale anche i servizi di trasporto aereo. I 75 milioni di Poste si aggiungono ai 125 milioni versati dagli altri azionisti e ai 100 milioni a garanzia sull’inoptato da Intesa e Unicredit (50 e 50). Il traguardo è importante, perché la chiusura dell’aumento fa scattare i 200 milioni di nuove linee di credito della banche.
Il board è inoltre chiamato a convocare l’assemblea per la nomina dei nuovi consiglieri (tutti dimissionari da metà ottobre) alla luce dei cambiamenti nell’azionariato post aumento di capitale. I soci sono già d’accordo per snellire la governance, che dovrebbe prevedere un massimo di 7-9 consiglieri in cda (attualmente sono 19).
È probabile che durante la riunione si parli anche di Etihad. Finora, secondo fonti vicine al vettore italiano, le discussioni con gli arabi avrebbero riguardato soprattutto le sinergie in Europa: con la tedesca Air Berlin, la svizzera Darwin e Air Serbia, le tre compagnie di cui la compagnia di Abu Dhabi è azionista di minoranza (possiede inoltre una piccola quota nell’irlandese Air Lingus). Sul lungo raggio un’alleanza fa intravvedere la possibilità di nuove rotte verso Est per Alitalia, con scalo ad Abu Dhabi. Ma è facile immaginare che quando cominceranno i negoziati veri e propri servirà l’accordo con i sindacati sul piano dell’amministratore delegato Gabriele del Torchio per ridurre i costi e aumentare l’efficienza. Una partnership con gli arabi potrebbe però servire anche a ricollocare i piloti italiani in esubero, visto che Etihad ha il problema opposto di Alitalia: più aerei da far volare che piloti esperti a disposizione (e quelli italiani sono considerati tra i migliori del mondo).
James Hogan, ceo di Etihad, è un australiano tosto che sta portando avanti un nuovo modello di business, fatto da una costellazione di partecipazioni di minoranza e collaborazioni: dovrà essere così anche con Alitalia, se la partnership andrà in porto, per non perdere i privilegi di compagnia comunitaria e rinunciare all’accordo Open Sky con gli Stati Uniti.
Oltralpe, Air France non intenderebbe ostacolare uno sbarco di Etihad in Alitalia. A Roma, invece, il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, si è affrettato a esprimere soddisfazione per l’interesse del potenziale partner arabo, la dimostrazione che «la strada intrapresa dal governo due mesi fa per salvaguardare la strategicità del trasporto aereo per il nostro Paese e della sua compagnia storica era la strada giusta».

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