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Alitalia, arriva la settima proroga Ma il Mise detta le condizioni

Non le otto settimane chieste da Ferrovie e Atlantia per il salvataggio di Alitalia, ma tempi decisamente più stretti con due paletti stringenti come anticipato martedì dal Sole 24 Ore (si veda l’edizione del 22 ottobre). Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha concesso ieri una proroga (fino al 21 novembre), la settima, per la presentazione di un’offerta vincolante, ma subordinandola a due condizioni: intervento diretto dei commissari (come peraltro sollecitato dalla stessa terna Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari) e immediato confronto con gli offerenti; richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori. Una decisione, quella comunicata ieri dal Mise, che era nell’aria dal momento che, nei giorni scorsi, il governo aveva inserito nel decreto fiscale un nuovo prestito ponte da 350 milioni per sei mesi in modo da garantire ulteriore ossigeno ad Alitalia e concedere più tempo alla trattativa per il rilancio della compagnia.

La formalizzazione del nuovo termine servirà dunque a chiarire il quadro e a far emergere anche le reali intenzioni di Lufthansa che ieri, a quanto apprende il Sole 24 Ore, avrebbe riunito il cda sul tema Alitalia, segno che nel gruppo sarebbe in corso una riflessione su un eventuale ingresso in campo anche se finora, come noto, i tedeschi si sono solo limitati ad assicurare la loro disponibilità per una partnership commerciale con il vettore italiano.

Le prossime ore, quindi, saranno cruciali per comprendere il prosieguo della partita. Il Mise – è la decisione di ieri è una conferma in tal senso -, non vuole perdere troppo tempo e chiede alla cordata attualmente in pista di arrivare rapidamente a traguardo. Se dunque a stretto giro non arriverà un impegno di Lufthansa a entrare nel capitale della nuova Alitalia, la trattativa ripartirà dagli approfondimenti chiesti da Ferrovie e Atlantia e dal confronto con gli americani di Delta che si sono detti pronti a prendere il 10% della newco con un investimento da 100 milioni. I due potenziali soci italiani del consorzio vorrebbero un impegno maggiore da parte di Delta e, se non ci saranno new entry in zona Cesarini, proveranno a convincere il big Usa a salire fino al 12-15 per cento limando a quel punto le loro quote dal 37,5 al 35 per cento. Ma il supplemento di confronto, se il dialogo tra i tre gruppi andrà avanti, servirà altresì a sciogliere il nodo della governance e della scelta del top management, nonché a definire i dettagli del piano industriale che, tra l’altro, dovrà indicare il numero degli esuberi (fronte, quest’ultimo, su cui l’allerta dei sindacati è già altissima).

Ieri, poi, sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, in risposta a un question time di Liberi e Uguali (Leu) che chiedeva di valutare la possibilità di una gestione pubblica temporanea dell’azienda: «L’attuale procedura di cessione si sviluppa nell’ambito di ben delineati binari di natura normativa. Per cui devono essere tenuti particolarmente in considerazione rilevanti profili normativi e regolamentari di emanazione comunitaria». Il ministro ha quindi ricordato che «il dossier è già oggetto di attenzione della Ue» relativamente all’ipotesi di aiuti di Stato. Ora, ha aggiunto, «è vitale non perdere altro tempo» con «l’auspicio» che il consorzio di cui Fs fa parte «possa formalizzare quanto prima il proprio impegno. È indispensabile che il piano sia ambizioso, lungimirante e coerente» con l’attuale situazione del comparto aereo.

Celestina Dominelli

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