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Alitalia appesa all’Antitrust Ue, ma c’è il disco verde per Ita

La Commissione Ue tiene per il momento nel cassetto la decisione che condanna lo Stato italiano e ordina di recuperare 900 milioni di euro di aiuti di Stato «illegali» concessi ad Alitalia nel 2017 dal governo di Paolo Gentiloni.

Che questo sia il contenuto del verdetto lo confermano diverse fonti istituzionali, mentre Bruxelles non ha smentito le indiscrezioni, dicendo solo che «nessuna decisione è stata presa». L’incertezza riguarda i tempi per la pubblicazione del documento ufficiale con la decisione. Può essere questione di poche ore, come potrebbe slittare ancora un po’.

Con la stessa decisione, che compete alla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, la Commissione darà risposta ad altri due interrogativi. Uno riguarda le condizioni per la «discontinuità» tra la vecchia compagnia e la nuova società pubblica, Ita, che ha l’obiettivo di fare i primi voli il 15 ottobre. L’altro è il disco verde al ministero dell’Economia per il versamento dei 700 milioni dell’aumento di capitale di Ita, che al momento dispone solo dei 20 milioni di capitale iniziale. L’aumento fino a 720 milioni è stato deliberato dall’assemblea degli azionisti il 28 luglio scorso. Ma i soldi non sono stati erogati, in attesa di un’approvazione della Ue.

Insomma, da Bruxelles sono in arrivo una mazzata su Alitalia e una notizia favorevole alla nascita di Ita. Tutto si tiene perché è fondamentale che, dopo le intese dei mesi scorsi con il governo, la Ue declini in dettaglio le condizioni per la «discontinuità economica». Altrimenti anche Ita sarebbe responsabile della restituzione dei 900 milioni di aiuti di Stato. Invece con il riconoscimento della discontinuità Ita sarà indenne da responsabilità per il passato.

Alitalia non ha i soldi per restituire 900 milioni allo Stato. Ed è improbabile che li abbia in futuro, anche se potrà incassare i proventi della vendita del marchio (valore contabile 150 milioni, lo vuole Ita), delle attività di handling e della manutenzione, che non dovrebbero fruttare grandi somme.

Nelle ultime ore il governo avrebbe avuto contatti con Bruxelles per spiegare di attendere prima di ufficializzare la mazzata dei 900 milioni, che rischia di far dichiarare ad Alitalia il fallimento. In tal caso, spiega una fonte autorevole, la procedura per la nascita di Ita avrebbe rischiato un forte rallentamento, perché i tre commissari e il Mise devono ancora autorizzare la cessione del ramo d’azienda aviation di Alitalia a Ita con i primi 52 aerei. Con lo spettro di una procedura fallimentare, cambierebbe il quadro legale. Se a Roma si riescono ad accelerare i passi legali per la nascita di Ita, tra l’altro con il via alla gara per la vendita del marchio, si ritiene che la mazzata sarebbe meno dolorosa.

L’altra grana è la rottura del negoziato con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro di Ita e la richiesta di cigs per gli esuberi per quattro anni (Alitalia ha oltre 10mila dipendenti). Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, tira dritto, intende fare le 2.800 assunzioni previste con un «regolamento aziendale» deciso solo da Ita. Diversi politici hanno fatto aperture ai sindacati. Il vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano ha ricevuto una delegazione dei confederali e Ugl. La sindaca di Roma Virginia Raggi (M5S) incontrerà i sindacati. Il leghista Claudio Durigon ha definito «inaccettabili ulteriori sacrifici sulla pelle dei lavoratori di Alitalia». Oggi ci sarà una manifestazione sindacale davanti a Montecitorio e Palazzo Chigi.

Per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, «la trattativa non può essere lasciata in mano solamente a Ita. Ita non può dare un calcio ai contratti nazionali e alla contrattazione e non può non prendere impegni precisi sia sul piano industriale sia sulle assunzioni che devono essere fatte».

Il dossier Alitalia è stato discusso nel Consiglio dei ministri. Il governo sostiene l’autonomia e le scelte del vertice di Ita. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha fatto appello al governo perché si faccia carico dell’intera questione, perché incombe il rischio fallimento di Alitalia. Giorgetti ha anche fatto un richiamo alle forze politiche a non fare propaganda elettorale sulla pelle dei lavoratori, con false promesse.

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