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Alitalia, ancora 200 giorni per l’ultimo salvataggio

La compagnia che è fallita due volte potrebbe diventare una delle vittime più illustri del governo che non c’è. Alitalia ha 200 giorni per salvarsi e 750 milioni di euro in mano per non accettare l’”elemosina” di Lufthansa, che si è messa alla finestra evitando di fare un’offerta vera, con l’evidente intento di lasciare in mani italiane, il cerino acceso del fallimento o l’onere della ristrutturazione.
Tempo fa si sarebbe subito guardato alla Francia: ma nelle ultime ore anche i cugini di Air France navigano in acque tempestose e pensano solo alla propria sopravvivenza. Tutto questo mentre all’orizzonte si affaccia un rigido inverno che rischia di travolgere le aziende più deboli, come l’ex vettore di bandiera che nonostante la cura commissariale, continua perdere tanto denaro ogni giorno che vola. Gli amministratori straordinari hanno tempo fino a ottobre per scegliere uno o più acquirenti ed entro metà dicembre bisognerà restituire i 900 milioni di prestito ponte entrato nel mirino di Bruxelles, che sospetta aiuti di Stato.
La compagnia, si sa, ha la pelle dura ed è sopravvissuta nei suoi 72 anni di vita a diversi tsunami finanziari. E allora cosa ne sarà di questa azienda che si è creata una fama che potrebbe essere raccontata con un appassionante docufilm? Il suo passato spiega molto del presente: è stata linea aerea glamour e spendacciona dagli anni Sessanta in avanti; poi azienda fallita e rinata mentre altri la davano per spacciata con la cordata italiana voluta da Berlusconi nel 2009. In tempi recenti ha cercato di affermarsi come « compagnia più sexy del mondo»: era il 2015 quando James Hogan (Etihad) e Luca di Montezemolo cercavano di scrollarle di dosso i fantasmi del passato. Fantasmi che hanno bussato di nuovo alla sede di Fiumicino due anni più tardi con il secondo fallimento.
Forse già oggi, che l’estate sta iniziando aprendo il periodo d’oro per ricavi del settore, i polsi dei tre commissari Laghi, Gubitosi e Paleari tremano all’idea di dover guadare il fiume estivo con l’acqua alla gola. Sull’altra riva potrebbero ritrovarsi dopo il voto, in compagnia dei Di Maio pronti a licenziarli o dei Salvini decisi a riportare nella pancia dello Stato la compagnia.
La prossima settimana partirà una indagine conoscitiva su Alitalia: la Commissione speciale del Senato ha approvato la richiesta del relatore M5S al decreto Alitalia, Mario Turco. Saranno ascoltati i commissari, i ministeri, le parti sociali.
Ma forse avevano ragione Maurizio Prato, presidente di Alitalia e Jean- Cyril Spinetta a capo di Air France- Klm. I due manager cercarono inutilmente dieci anni fa di far decollare l’accordo italo-francese. « Per Alitalia — dissero mestamente — ci vuole l’esorcista».

Lucio Cillis

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