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Alitalia, almeno un mese di proroga per l’offerta finale

Almeno un mese in più per presentare l’offerta vincolante e definitiva per l’acquisto delle attività di Alitalia dai commissari. È il termine su cui si sta ragionando in vista della proroga del termine che era stato fissato per il 15 settembre per l’offerta del consorzio tra Ferrovie dello Stato, Delta, ministero dell’Economia e Atlantia, il «quarto socio» imbarcato a metà luglio.

Come anticipato dal Sole 24 Ore il 4 settembre, non ci sono le condizioni per chiudere entro metà mese le trattative sul piano industriale e sull’intera operazione (manca anche l’a.d. della nuova compagnia). Permangono punti di divergenza e il confronto è in stallo, anche se tutti i soggetti coinvolti hanno una determinazione a raggiungere il traguardo.

La crisi di governo ha rallentato le trattative e ha fatto venir meno la spinta che sarebbe stata necessaria per accelerare la conclusione degli approfondimenti che Atlantia aveva richiesto quando, l’11 luglio, ha dato la disponibilità a sedersi al tavolo con Fs e Delta. La società dei Benetton aveva subito chiesto un maggiore sviluppo dei voli transatlantici da Fiumicino (controllato da Atlantia) per sviluppare i ricavi di Alitalia.

Il nuovo governo dovrà essere informato e approvare l’operazione, con la quale lo Stato assumerà una forte esposizione nella nuova compagnia. Fs e Mef avrebbero un po’ più del 50% su un capitale di un miliardo di euro. Il nuovo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd), dovrà firmare l’ingresso dello Stato in Alitalia. Anche il nuovo ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli (M5S), dovrà autorizzare un’operazione già caldeggiata da Luigi Di Maio.

C’è del lavoro da fare anche nella trattativa sul piano. È emersa una questione evidenziata da piloti e assistenti di volo dei sindacati Anpac, Anp e Anpav (riuniti nella Fnta): il cambiamento degli equilibri nella «joint venture» transatlantica a quattro, con la nuova intesa «Blue Skies» di cui Alitalia non fa più parte. È stato ufficializzato un accordo tra Delta, Air France-Klm e la britannica Virgin (di cui Delta ha il 49% e Air France il 31%) al posto di Alitalia.

Attraverso un nuovo accordo negoziato con Delta (siglato, ma non firmato), Alitalia rientrerebbe nella joint venture, ma non come partner di primo livello. Alitalia sarebbe «associated» partner, lo stesso livello di Aeromexico. Le clausole dell’intesa fanno temere ad alcuni che Alitalia sia penalizzata nell’accesso al mercato NordAmericano e debba versare a Delta una sorta di tassa annuale. Delta ha replicato alle obiezioni che l’accordo (nel quale avrebbe avuto un ruolo anche Air France) non è modificabile.

Le Fs hanno già un accordo preliminare con Delta. Se non si raggiungesse una convergenza con Atlantia, Delta potrebbe sfilarsi. Tuttavia la compagnia americana ha interesse a far decollare la nuova Alitalia evitando che possa arrivare Lufthansa, che si prenderebbe anche i benefici delle ricche rotte transatlantiche. E Atlantia peraltro ha l’interesse industriale a difendere Fiumicino, di cui Alitalia è il primo cliente con circa il 40% del traffico.

Insomma, gli interessi possono anche essere diversi, ma tutti i partner hanno una convergenza verso l’obiettivo di far decollare un progetto che farebbe nascere una compagine societaria molto solida, come Alitalia non ha mia avuto.

Le Fs in luglio avevano indicato come termine preferibile per l’offerta il 30 settembre. Allora la crisi di governo non c’era, ma l’anticipazione al 15 settembre, che andava bene ad altri interlocutori, si è rivelata insufficiente. Le Fs riuniranno il cda la prossima settimana e presenteranno una richiesta ai commissari e al governo. Si ragiona su almeno un mese di proroga, sarà la sesta, ma potrebbe anche servire più tempo.

Gianni Dragoni

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