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Alitalia al bivio fra l’aumento e il commissariamento

L’ipotesi di lavoro a Palazzo Chigi per la crisi dell’Alitalia-Cai è un aumento di capitale per 300 milioni di euro, con l’ingresso nel capitale di una società pubblica che verserebbe da 100 a 150 milioni e diventerebbe l’azionista di riferimento della compagnia, con una quota tra il 30 e il 50% del capitale. Il resto verrebbe coperto da Air France-Klm (fino a 75 milioni) e dagli attuali soci italiani, in particolare i Benetton, Roberto Colaninno, Intesa Sanpaolo, non è escluso un nuovo nome: solo a queste condizioni le banche presterebbero altri 200 milioni.
Se non si troverà un’intesa, l’alternativa sarebbe il commissariamento di Alitalia, l’amministrazione straordinaria con la legge Marzano. La stessa strada percorsa nel 2008 quando Silvio Berlusconi liquidò l’Alitalia pubblica per consegnare la polpa alla Cai, la cordata dei «patrioti» guidata da Colaninno. Il commissario dovrebbe poi trovare un compratore, che potrebbe essere Air France-Klm.
Non c’è ancora una soluzione per la crisi della compagnia, che tra pochi giorni esaurirà la liquidità (l’Eni non è disposto a concedere ulteriore credito per le forniture di carburante oltre «il fine settimana»), ma queste apparivano ieri le uniche strade percorribili, sia nel governo sia tra gli azionisti. Il potenziale nuovo socio pubblico di Alitalia potrebbero essere le Ferrovie dello Stato, sebbene non si escluda la chiamata in causa di Fintecna.
Oggi alle 17 si riunisce il consiglio di amministrazione di Alitalia. Secondo fonti autorevoli, sono state le banche, guidate da Unicredit e Intesa, a porre come condizione per dare altri prestiti che ci sia una ricapitalizzazione di 300 milioni con la quale entri nel capitale una società pubblica come socio al quale fare riferimento.
Il premier Enrico Letta lavora per questa soluzione, mentre il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, si esprime con grande cautela: «Il Consiglio dei ministri non ha discusso della questione Alitalia», ha detto ieri sera. La condizione posta dal premier per l’intervento pubblico è la «discontinuità», l’esclusione dal comando dell’attuale compagine di venti soci italiani che – ha detto Letta – non hanno dato buona prova nella gestione, con 1,2 miliardi di perdite dal 2009 ad oggi. Sul tavolo del governo c’è il piano di integrazione treno-aereo presentato dalle Fs di Mauro Moretti, il quale ha detto: «Siamo un’impresa italiana, diamo un contributo a tutti nei limiti delle nostre possibilità e i limiti sono tanti».
Moretti ha posto condizioni dure, sintetizzate con il «fuori tutti», cioè una ricostruzione da zero del capitale Alitalia, escludendo tutti gli attuali soci e accogliendo solo chi sottoscriverà la ricapitalizzazione. Diversi soci italiani chiedono invece che venga valorizzata la loro quota prima dell’aumento di capitale, come se le azioni della Cai avessero ancora valore (ma il patrimonio netto consolidato è negativo per quasi 100 milioni), per questo hanno dato un incarico alla Ernst & Young.
Chi valuta l’alternativa del commissariamento osserva che, con la legge Marzano, Alitalia potrebbe continuare a volare solo se lo Stato desse garanzie sul rimborso dei nuovi debiti accesi dal commissario, si stima un fabbisogno di circa 500 milioni per il periodo invernale, fino a marzo. Senza queste garanzie, Alitalia resterebbe a terra.

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