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Alitalia al bivio tra crisi di governo e nuovo piano

La crisi di governo impatta sul destino di Alitalia, ma, a poche settimane dalla scadenza del 15 settembre, entro la quale andranno presentati l’offerta vincolante e il piano industriale per l’ex compagnia di bandiera, i futuri soci industriali (Fs, Atlantia e Delta Airlines) continuano a trattare per sciogliere il nodo principale che riguarda i ricavi collegati alle rotte nordamericane, le più remunerative, e, in subordine, al mercato asiatico e al Sudamerica, mentre domani è previsto un incontro informale tra la terna commissariale (Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari) e i sindacati.

Il colosso Usa ha stretto, non più tardi di un anno fa, una joint venture, Blue Skies, sui collegamenti transatlantici con Air France-Klm – estesa di recente anche a Virgin Atlantic -, e preme per difendere l’assetto esistente, particolarmente penalizzante per Alitalia, già partner degli statunitensi e del gruppo franco-olandese in Skyteam, che verrebbe ammessa nel nuovo raggruppamento come socio di secondo livello (“associated partner”) e non come componente alla pari. Con evidenti ripercussioni sulla strategia di rilancio che passa soprattutto per il rafforzamento dei voli assicurati da Alitalia verso il Nordamerica, al momento troppo pochi e scarsamente remunerativi (e la cancellazione, va da sé, delle tratte oltreoceano in perdita, come Santiago del Cile).

Il futuro di Alitalia nei cieli statunitensi divide per ora i futuri azionisti ed è giudicato dirimente dalla sponda italiana al punto che l’annunciato incontro di fine agosto nel quartier generale di Delta, ad Atlanta, inizialmente ipotizzato per il 31 di questo mese, non risulta al momento confermato. Troppi ancora i tasselli da definire, non ultimi la governance della nuova Alitalia – con la ricerca dell’ad che prosegue a valle del lavoro dei cacciatori di teste chiamati a individuare un candidato con una puntuale conoscenza del settore – e i “pesi” azionari dei soci. Su quest’ultimo versante, infatti, manca ancora la chiusura definitiva del cerchio: si starebbe infatti ragionando su una diversa modulazione delle quote, pur mantenendo la maggioranza della newco nelle mani di Fs e Atlantia, ma la questione è considerata secondaria rispetto al tema delle rotte, il vero nodo del contendere.

Se comunque si andrà, come sembra, verso un Conte bis, il confronto potrebbe essere tutto in discesa visto che il premier uscente ha seguito in prima persona il negoziato. Resta da fissare la nuova riunione negli Usa, ma la volontà di vedersi a stretto giro c’è tutta. Il tempo a disposizione stringe e non solo perché entro il 15 settembre – anche se la data non è considerata perentoria – andrà depositato il piano di rilancio. Come ha ricordato ieri Fabrizio Cuscito, segretario nazionale della Filt Cgil, il 23 settembre scadrà anche la cassa integrazione «che riguarda 1010 dipendenti. Auspichiamo una soluzione il prima possibile. Ci avviciniamo alla scadenza e i soldi in cassa non sono infiniti». Anche se ieri i commissari, che oggi vedranno i sindacati, hanno fatto trapelare che, al 31 luglio, Alitalia aveva una disponibilità di cassa pari a 413 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i depositi, a fronte dei 436 di fine giugno: un livello superiore a quanto programmato e comunicato come dato previsionale nelle sedi istituzionali.

Celestina Dominelli

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