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Alitalia, Air France pronta a diluire la quota nel capitale

A Parigi fanno già i conti del divorzio da Alitalia. Se Air France-Klm non sottoscriverà la sua quota nell’aumento di capitale da 300 milioni di euro, dovrebbe versare 75 milioni, la sua partecipazione azionaria si ridurrebbe dal 25% all’11%, secondo il quotidiano «Les Echos».
La compagnia franco-olandese ha opposto un «no comment» a queste affermazioni giornalistiche. Del resto l’a.d. Alexandre de Juniac ha già indicato le sue condizioni per partecipare alla ricapitalizzazione: l’adozione di un piano industriale efficace e una ristrutturazione del debito. Come Il Sole 24 Ore ha fatto notare nei giorni scorsi, de Juniac probabilmente fino all’ultimo giorno utile per sottoscrivere la sua quota non scoprirà le sue intenzioni.
Secondo il comunicato diffuso da Alitalia al termine dell’assemblea conclusasi alle 3,30 di notte del 15 ottobre, «i soci avranno 30 giorni di tempo, a partire dal 16 ottobre, per sottoscrivere le azioni di nuova emissione». Il termine scade a metà novembre, non è chiaro se sarà il 14 o il 15 del mese.
Non è l’unico punto di incertezza in una situazione che continua a riservare tensione. L’emergenza all’Alitalia sembra rientrata solo perché venerdì sono entrati in cassa i primi 130 milioni della ricapitalizzazione: la metà versati dai «Magnifici tre», ovvero i soci italiani – Intesa Sanpaolo, Atlantia dei Benetton e Immsi di Roberto Colaninno – che dovrebbero costituire il nuovo nucleo stabile al posto dei Capitani coraggiosi, l’altra metà anticipati dalle due banche che garantiscono l’aumento fino a un inoptato di 100 milioni, cioè Intesa e Unicredit.
Questi fondi entrano in un gruppo che, al 30 giugno scorso, aveva un patrimonio netto consolidato negativo per 93 milioni, in seguito alla perdita di 294 milioni del semestre, mentre i debiti lordi del consolidato Alitalia ammontano a 2.537 milioni (contro crediti per 588,2 milioni). Nell’importo sono compresi debiti verso banche per 813,5 milioni, verso «altri finanziatori» per 201,9 milioni, fornitori per 785 milioni, biglietti prepagati per 485,6 milioni (il venduto ma non ancora «volato»).
In questo contesto – scrive Les Echos – in mancanza di un impegno preciso della compagnia guidata da Gabriele Del Torchio sulla ristrutturazione del debito Parigi «sembra decisa a diluirsi».
Anche Intesa e Unicredit mantengono riserve sulla seconda parte della manovra finanziaria prevista da Alitalia, cioè la concessione di prestiti per ulteriori 200 milioni. All’assemblea dei soci l’avvocato Sergio Erede ha detto, si legge nel verbale, che «le due banche intendono sostenere la ricapitalizzazione ma saranno disposte ad esaminare un incremento dell’esposizione finanziaria solo dopo aver preso conoscenza del piano industriale, nella sua forma eventualmente rivista e i relativi fabbisogni finanziari e purché siano fornite adeguate garanzie».
Prima di quest’iniezione di fondi, l’esposizione finanziaria con i crediti concessi ad Alitalia era di 250 milioni per Intesa e di 180 milioni per Unicredit.

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