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Alitalia ai commissari, sei mesi per salvarla

Tre commissari, 600 milioni e sei mesi di tempo per evitare il funerale di Alitalia. Lo dice chiaramente Paolo Gentiloni al termine del Consiglio dei ministri che per salvare dal disastro la compagnia, ieri ha aperto al prestito ponte da record, elargito a condizioni “di mercato” per non urtare la suscettibilità della Ue: «Il governo non è intervenuto solo su esplicita richiesta dell’assemblea soci. Da parte nostra è un atto di responsabilità di chi deve assicurare alcuni servizi fondamentali», spiega il premier. E il ministro dei Trasporti Graziano Delrio si dice «convinto che il mercato potrà trovare investitori interessati e lo Stato farà la sua parte ». Insomma, il governo sposa sulla vicenda la linea del segretario Pd Matteo Renzi e inverte la rotta rispetto alle dichiarazioni della settimana scorsa, prima del referendum tra i dipendenti, quando Gentiloni spiegava che senza il voto favorevole all’accordo «Alitalia non potrà sopravvivere».
Il “no” dei dipendenti all’accordo, invece, mette adesso l’azienda sul percorso dell’amministrazione controllata e indirizza James Hogan e la sua Etihad sulla via di fuga dall’Italia. Non un vero e proprio fallimento ma l’anticamera di ciò che potrebbe avvenire in caso di mancato risanamento e vendita.
Per ora il progetto punta a tenere in volo la compagnia prima di trovare investitori, nonostante le difficoltà e l’apparente assenza di acquirenti. Lufthansa, ufficialmente e ovviamente, non mostra alcun interesse. Ma il numero uno Carsten Spohr potrebbe essere attratto da una possibile acquisizione a prezzi di realizzo, a patto di ritrovare un’Alitalia ripulita dai debiti e con un numero di dipendenti non superiore a quattromila.
Insomma, da qualunque prospettiva lo si osservi, il futuro della ex compagnia di bandiera somiglia sempre più a quello di un vettore “regionale”, con una flotta dimezzata rispetto a oggi e alleggerito dai costi eccessivi che l’hanno messa in ginocchio.
Si ripropone lo stesso scenario del 2008 – anno del primo fallimento – quando il rifiuto di Lufthansa e il dietrofront di Air France-Klm, forzato dal pressing sindacale, mise con le spalle al muro il governo e costrinse Silvio Berlusconi a giocare la carta dei cosiddetti “Capitani coraggiosi”. Furono loro, che dopo 5 anni – a un passo dal secondo crac – spalancarono le porte a Etihad.
Il governo oggi spera nel salvataggio affidato alla troika formata da Luigi Gubitosi (ex direttore generale della Rai e che avrebbe dovuto essere presidente della compagnia), Enrico Laghi (commissario straordinario dell’Ilva) e Stefano Paleari (unico esperto in questioni aeronautiche del terzetto indicato dal ministro Delrio). I tre commissari entrano in cabina per riportare Alitalia a standard finanziari accettabili e lontani dai 2 milioni di euro al giorno di perdite. Una missione forse impossibile di questi tempi.

Lucio Cillis

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