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Alitalia, affluenza verso il 90% Delrio: nazionalizzare è impossibile

«Non c’è alternativa all’accordo, non c’è alcuna possibilità di nazionalizzazione». Alla vigilia della chiusura dei seggi per il referendum sul piano Alitalia — che prevede pesanti sacrifici per i lavoratori in cambio di una ricapitalizzazione da 2 miliardi di euro — è il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a intervenire di nuovo con un appello a votare sì: «Bisogna semplicemente seguire con coraggio su questa strada — dice intervistato dal Tg1 — l’unica che può permettere di salvare tanti posti di lavoro e di rilanciare Alitalia». Il passaggio chiave è il no alla nazionalizzazione della compagnia aerea, cioè all’ingresso diretto dello Stato nel capitale della società. La nazionalizzazione è invocata a gran voce da due sindacati di base, Usb e Cub. La questione, però, non è solo sindacale ma anche politica.

Antonio Amoroso — dipendente Alitalia e sindacalista della Cub trasporti — ha visto i deputati del Movimento 5 stelle, in particolare il vice presidente della Camera Luigi Di Maio e l’ex capogruppo Roberta Lombardi. Il video che sintetizza l’incontro è una sorta di endorsement alla posizione del sindacato. Di Maio dice che al referendum «ognuno deve votare secondo coscienza» ma parla anche di «cappio al collo» perché si chiede se «volete licenziare i vostri colleghi o licenziarvi tutti quanti in massa». Poi attacca gli interventi del governo arrivati in questi giorni: «È inaccettabile che i ministri stiano influenzando il voto». Di Maio non entra direttamente nel merito di cosa fare di Alitalia. Parla però della necessità di un «piano alternativo». E pochi giorni fa aveva detto che i «processi devono andare in un senso in cui lo Stato ha di nuovo la governance di quell’azienda». Il no alla nazionalizzazione ripetuto da Delrio, in sostanza, sembra rivolto più ai 5 stelle che non ai sindacati.

Sul futuro dell’azienda oggi conosceremo una risposta decisiva. I seggi per il referendum sindacale saranno chiusi alle 16, i risultati dovrebbero arrivare in tarda serata. L’affluenza continua a salire, il risultato finale potrebbe sfiorare il 90%. Una valanga se si pensa che l’ultima consultazione del 2014 si era fermata al 27%. In assenza di dati, la sensazione è sempre quella di un no in vantaggio.

Cisl e Uil, che hanno firmato il pre-accordo, invitano a sostenere l’intesa: «Senza il sì a maggioranza dei lavoratori, Alitalia difficilmente potrà sopravvivere» dice Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl. Mentre per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, «ora bisogna salvare il lavoro e non rendere vani i sacrifici fatti». Al di là degli aspetti tecnici e delle procedura complesse da mettere in campo, anche i tempi dell’operazione saranno diversi a seconda del risultato. In caso di vittoria del sì, il consiglio d’amministrazione Alitalia si riunirà mercoledì 26, avviando la ricapitalizzazione da 2 miliardi di euro che dovrebbe dare autonomia all’azienda per un paio di anni. In caso di vittoria del no, invece, il cda anticiperà la seduta a domani 25 aprile, con la probabile uscita dei soci e l’avvio delle procedure per l’amministrazione straordinaria. Al momento, tuttavia, non risulta convocato nessun tavolo finanziario per discutere con le banche le prossime mosse da fare. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Unicredit Jean Pierre Mustier aveva ricordato che la banca ha «perso nel sostegno ad Alitalia 500 milioni di euro in tre anni» e «non possiamo perdere altro». Ma cosa succederà dopo il referendum? Resta sempre in piedi l’ipotesi di un’acquisizione da parte di Lufthansa. Del resto proprio al gruppo tedesco, Etihad ha già girato di fatto Air Berlin, altra compagnia che non ha dato i risultati sperati.

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