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Alitalia addio, dall’Europa ok a Ita Il decollo fissato a metà ottobre

Dopo lunghi negoziati bilaterali, la Commissione europea ha dato questa settimana il via libera alla nascita di Ita, la compagnia aerea che prenderà il testimone da Alitalia. L’accordo tra Roma e Bruxelles, anticipato ieri mattina da Radiocor – Il Sole 24 Ore, è ricco di condizioni a conferma che l’esecutivo comunitario continuerà a seguire da vicino la nascita della nuova società. Peraltro, la stessa Commissione europea deve tuttora decidere se prestiti pubblici concessi in passato ad Alitalia fossero legittimi o meno.

L’esecutivo comunitario ha spiegato ieri di aver preso nota della nascita di Ita, dal 15 ottobre prossimo. La portavoce Arianna Podestà ha spiegato che Bruxelles «rimane in stretto contatto con le autorità italiane per garantire che il lancio di Ita in quanto nuovo e valido attore del mercato sia in linea con le norme europee sugli aiuti di Stato». La nascita di Ita è avvenuta dopo che le parti si sono accordate sul modo in cui garantire la discontinuità aziendale rispetto ad Alitalia.

Proprio la discontinuità aziendale, tra le altre cose, permette di evitare che la nuova compagnia nasca ereditando gli eventuali oneri di Alitalia, tanto più che Bruxelles deve ancora decidere se i prestiti concessi dal governo italiano tempo addietro, pari a 1,3 miliardi, fossero legittimi. Nel caso questi fossero definiti illegittimi e non ci fosse discontinuità aziendale, Ita sarebbe stata chiamata a rimborsarli alle autorità italiane (si veda Il Sole 24 Ore del 27 maggio e 1° luglio).

In una lettera datata 15 luglio e inviata alle autorità italiane, la Commissione europea ha elencato le condizioni su cui Bruxelles e Roma si sono messe d’accordo per sancire la discontinuità aziendale. Ita non potrà avere più di 52 velivoli; non potrà godere del programma di fedeltà di Alitalia; potrà acquisire una quota di minoranza, non di maggioranza, della filiale di manutenzione di Alitalia; e infine l’assunzione di personale di Ita sarà limitato e avverrà con nuovi contratti.

Inoltre, si legge sempre nella missiva che Il Sole ha potuto leggere, Ita non potrà avere più di 175 slots quotidiani a Linate e 178 slots quotidiani a Fiumicino. Inoltre, la nuova società potrà utilizzare il dominio internet di Alitalia solo dopo averne acquisito il marchio e solo dopo che la vecchia compagnia avrà chiuso definitivamente i battenti. Gli investimenti totali ritenuti sufficienti ammontano a 1,35 miliardi di euro, di cui 700 milioni il primo anno.

È chiaro che il governo italiano dovrà nei prossimi mesi e anni rispettare questi impegni. Non per altro nella sua lettera la Commissione europea precisa più volte che si riserva il diritto di rivedere la sua valutazione nel caso di nuove informazioni.

Non è la prima volta che nell’ambito della lunga crisi di Alitalia il governo sceglie la sofferta soluzione della discontinuità aziendale. Accadde anche nel 2008 con la nascita (effimera) della Compagnia Aerea Italiana (Cai).

Quanto alla decisione relativa ai prestiti concessi ad Alitalia, «l’obiettivo principale della Commissione – ha spiegato la portavoce Podestà – è quello di giungere al più presto a decisioni giuridicamente solide, garantendo al tempo stesso la protezione dei passeggeri. A questo proposito, l’Italia ha rassicurato la Commissione europea che con la fine delle operazioni di Alitalia i diritti dei passeggeri saranno protetti».

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