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Alitalia, accordo ponte due mesi per risanare con tagli e sacrifici

Serve lo sforzo di tutti per salvare Alitalia. Il cda della compagnia ieri ha posato un primo mattone della rifondazione: c’è l’accordo sulle linee di credito immediate per superare la crisi. Ma ci sono pure sacrifici non indifferenti con risparmi per 300 milioni all’anno. E sul breve e medio raggio la compagnia che negli anni Sessanta faceva sognare gli italiani per il look delle hostess e la qualità dei comandanti è destinata a trasformarsi per necessità e per non morire in una low cost, anche se blasonata.
Il tempo stringe e le banche – anche grazie al lavoro del presidente di Alitalia Luca di Montezemolo – hanno concesso solo un po’ di ossigeno per vedere quali passi avanti in concreto sapranno fare i manager con l’ennesimo piano di salvataggio. Soltanto in una seconda fase si parlerà di nuovi investimenti e soci con un progetto di ampio respiro su cui vigilerà, e nel caso interverrà, pure il governo, con i ministri Padoan, Calenda e Delrio, coinvolti in prima persona nella crisi a rischio deflagrazione. Perchè i 120 milioni di linee di credito concessi ieri sono viveri buoni per 60 giorni, ma poi Alitalia dovrà camminare da sola.
Il cda durato 10 giorni e chiuso ieri all’alba, ha partorito una ripartenza non facile da attuare: con sacrifici per tutti, creditori e fornitori, per dipendenti e per i “lessors”, chi affitta gli aerei. Di soldi, infatti, ne escono davvero tanti. Troppi. Ad esempio, la manutenzione costa ad Alitalia il 24% in più rispetto alle altre linee aeree. Lo stesso discorso vale per i leasing, che pesano per l’11% in più del normale. Questa manovra complessiva, se andasse in porto per tutte le voci, porterebbe a quei risparmi per circa 300 milioni l’anno.
Ma i tempi sono stretti e il baratro è ancora a un passo, la strada e tutta in salita e parte dal nuovo piano che prevede meno voli nazionali e più intercontinentali. Probabile la messa a terra di un numero compreso tra i 10 e i 20 aerei di medio raggio. In arrivo, nel 2017, 3 velivoli wide body. Potrebbero entrarne in flotta tra i 20 e i 30 nei prossimi 4 anni. Ieri i rappresentanti di piloti e assistenti di volo, in particolare, sono usciti con facce scure dall’incontro serale con i manager al quale mancava l’ad Cramer Ball che ha invece scritto direttamente ai lavoratori facendo imbufalire i sindacalisti, già in pessimi rapporti con l’ad. L’azienda avrebbe chiesto ai naviganti, la rinuncia al prossimo scatto in busta paga previsto a gennaio per un risparmio di circa 2,5 milioni. Nel contempo ha annunciato ai dipendenti il cambio di mentalità almeno sulle tratte nazionali e di medio raggio: Alitalia in questo segmento, sarà una compagnia low cost, con le stesse modalità di prenotazione e vendita dei biglietti di Ryanair e easyJet. Tutti i ticket si faranno online, sarà possibile acquistare un posto “nudo e crudo” tutto il resto si pagherà a parte. Cgil, Cisl, Uil, Ugl, tutte le sigle sindacali sono sconcertate, preoccupate anzi. E attendono un «piano vero, messo nero su bianco», sul quale esprimere un giudizio prima di dare il via libera a qualunque concessione. Serve un «progetto sfidante» spiegano i sindacati più rappresentativi dei naviganti, Anpac e Uil. Si riparte quindi con un finanziamento a breve termine – come spiega la società – per consentire al management «di avviare, nei prossimi 60 giorni, un negoziato con i principali stakeholder e sindacati per ottenere il loro impegno su misure che portino a una radicale riduzione dei costi. I prossimi due mesi sono cruciali ma una volta superati decollerà la seconda fase: solo così potremo ottenere un successivo e significativo finanziamento da parte degli azionisti, senza il quale Alitalia non avrà futuro », ha concluso Cramer Ball.

Lucio Cillis

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